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Il peggior governo possibile, nel più tragico momento possibile, non può che provocare grandi danni. In ogni settore. L’incompetenza già più volte dimostrata dall’attuale esecutivo, si traduce nel nuovo DPCM (sigla che ormai sta diventando sempre più come una “intro” a nuovi terribili e nefasti provvedimenti, a chiunque sia rivolta) dell’11 giugno, che si inventa uno stop al mondo degli eventi fino al 15 luglio. 

Siamo profondamente indignati dal comportamento irresponsabile del governo che con il nuovo Dpcm sta tirando un colpo basso all’industria degli eventi e delle fiere, che stava iniziando a rialzarsi dopo un lungo periodo di fermo seguendo le linee guida per un’imminente ripartenza approvate dalla Conferenza delle Regioni martedì 9 giugno. Non troviamo nessuna ragionevole logica a tutela delle persone e delle regole anti-contagio, che giustifichi la decisione di rinviare di un mese la ripartenza di congressi, eventi e fiere” aveva commentato Alessandra Albarelli, presidente Federcongressi&eventi, che diceva inoltre: “Non staremo con le mani in mano. Stiamo già risentendo tutte le regioni per intraprendere una azione comune nei confronti del Governo, con lo scopo di rivendicare il diritto a procedere con quanto già avviato in questi giorni relativamente alla ripresa del settore senza attendere la data del 15 luglio fissata nel nuovo decreto”.

Sulla stessa linea Salvatore Sagone, che parlando a nome della meeting industry come portavoce di #Italialive e del Club degli Eventi e della Live Communication affermava: “Siamo esterrefatti nel prendere atto di quanto dettato dal nuovo Dpcm relativamente a un ennesimo rinvio nella ripresa della nostra industry. Non riusciamo a capire come possano avere trascurato di nuovo l’importanza per il Pil del Paese di un settore che, insieme al turismo organizzato, genera 650 mila posti di lavoro e 85 miliardi considerando l’indotto. Oltre il danno la beffa se si considera che nello stesso documento hanno invece dato il via libera ad attività quali cinema, teatri e concerti, che espongono allo stesso rischio (se non maggiore) di favorire il progredire dell’epidemia rispetto a contesti dall’elevato potere di controllo sui flussi circolanti quali sono quelli tipici degli eventi”.

Recependo però i protocolli elaborati da Federcongressi&eventi (che in questo periodo ha svolto un ruolo determinante nell’informare e nel sottolineare l’importanza del settore), 14 governi regionali cominciano ad apparire più capaci di gestire questa emergenza prendendo posizioni distanti da quel governo centrale di Roma impegnato a far passerella negli Stati Generali, incurante di quanto il paese reale stia passando. E gli Stati Generali voluti dall’emulo dei poveri del Re Sole che oggi governa il paese, sono infatti indifferenti alla vita reale, proprio come nella Francia prerivoluzionaria. Il popolo ha fame? E’ finito il pane? … dategli le brioches! 

E così, con una intelligente e razionale presa di posizione, più di metà dei governatori regionali comprendono l’importanza economica e sociale degli eventi e della live communication e si schierano aprendo e dando il via alla ripresa di eventi e congressi in deroga proprio all’ultimo Dpcm, autorizzando una ripresa anticipata ed immediata delle attività della event & meeting industry nazionale.

Queste le 14 regioni nelle quali è già possibile realizzare congressi ed eventi, con le date di riapertura: 

Abruzzo: dal 15 giugno 

Basilicata: dal 15 giugno 

Calabria: dal 19 giugno 

Campania: dall’8 giugno 

Emilia Romagna: dal 15 giugno 

Friuli Venezia Giulia: dal 15 giugno 

Lazio: dal 15 giugno 

Liguria: dal 19 giugno 

Puglia: dal 15 giugno 

Sardegna: dal 15 giugno 

Sicilia: dall’8 giugno 

Toscana: dal 13 giugno 

Umbria: dal 15 giugno 

Veneto: dal 19 giugno

Brilla per la sua assenza nella lista la Lombardia, patria degli eventi e delle più importanti fiere nazionali; si spera che anche la Regione ci ripensi in fretta e apra alla possibilità di ridare lavoro alle maestranze che continuano a restare a casa, colpevoli soltanto di vivere in una zona d’Italia governata da chi ha paura di prendere una posizione e preferisce stare sotto la Madonnina a scagliarsi contro la movida come fosse la nuova peste. Salvo poi piangere tra qualche tempo la difficoltà di una ripresa che giorno dopo giorno diventa sempre più difficile.