Ci lascia Massimo Loquenzi. Ricordo di un Amico

E’ una cosa che non vorresti mai fare, soprattutto se la separazione è definitiva.
Un Amico, oltre che persona con cui se volevi parlare di America non potevi non relazionarti, ci ha lasciati stanotte. Il covid ci colpisce ancora una volta da vicino, vicinissimo. Pensare che era solo il 13 ottobre che ci eravamo visti, a Rimini allo stand di Visit USA di cui era Presidente.

E lo vogliamo ricordare in maniera un po’ scanzonata, come sarebbe piaciuto a lui.

Massimo Loquenzi non è più con noi.
Si è spento a Roma, per le complicazioni da covid, la persona che ci aveva portato per la prima volta all’IPW, e per me, sarebbero state 15 volte in questo maledetto 2020.
Ma non solo. Con Massimo eravamo stati tante volte a Philadelphia, San Francisco, Los Angeles, Huntington beach, all’ IPW, l’International Pow Wow, in giro per gli USA grazie ad una sua idea, gemellata con Alitalia, “Italy Meets … “ che aveva visto tanti tour operator, agenti di viaggio e giornalisti esplorare Chicago, New York, Miami, Southern California, Philly.

Insomma tante iniziative, compresa la passione per l’arte con ripetute visite alla Barnes Foundation, al Brandywine river Museum o a luoghi insoliti come la Contea (Amish) di Lancaster,

Massimo Loquenzi al TTG il 13 ottobre scorso

L’arte, la passione per Jack London, (della quale Fabrizio Mezzo, coautore di questo saluto, parlandoci questa mattina, ricordava un rientro da un IPW con lui sopra l’oceano e le lunghe ore di volo passate in discussioni sui suoi libri), il viaggio erano per Massimo Loquenzi una missione che riusciva a trasmettere in maniera contagiosa a tutti coloro che incontrava.

Masterconsulting, la società di rappresentanze turistiche da lui creata, dopo tante esperienze nel mondo del turismo che ben conosceva, è stata per anni identificata per avere diffuso la conoscenza di tante destinazioni e strutture americane fra cui Philadelphia, Pennsylvania, San Francisco, la California, Mammoth Lake, Oakland, West Hollywood, poi Amtrak e altre ancora, come le Maldive verso le quali ricordo un viaggio molto divertente oltre che per la meraviglia dei luoghi per l’intensità del confronto umano e i compagni di avventura.

In lui si identificava il mondo del turismo “verso gli usa” soprattutto come catalizzatore e antenna italiana della U.S.Travel Association per la quale era il centro nevralgico della delegazione italiana all’IPW, sempre numerosa, partecipe e apprezzata. Il suo cruccio era arrivare e mantenere il milione di passeggeri verso gli Usa, cosa che per un po’ era riuscita.

Mancherà a tutti, non solo per l’aspetto professionale, ma soprattutto per quello umano che dipingeva una persona capace di interagire e capire, essendo collega e amico allo stesso tempo, diplomatico, ma pragmatico, attento e capace di arrivare al cuore delle persone che avevano con lui a che fare.

IPW: un momento di networking e allegria con Lucio Rossi, Massimo Loquenzi ed io

Il viaggio era il momento più bello, quando si passava tempo assieme e si concludevano le lunghe giornate di esplorazione a raccontarci storie di vita, sotto ogni possibile visuale. Un giusto bicchiere per scaldare i cuori, già bendisposti dalla situazione e risate sincere, soprattutto con un ristretto gruppo di “storici amici” da Silvio Rebula a Sandro Saccoccio, da Lucio Rossi a Fabrizio Mezzo, da Massimiliano Radi a Cristina Ambrosini, da Paola Baldacci a Vittorio Agostini, il decano dei giornalisti italiani al’IPW e le sue collaboratrici, Danielle di Gianvito prima, Maria Teresa Rizzitiello, poi.
I momenti di networking all’IPW erano un classico: chiacchiere e battute con tutti i colleghi e amici stranieri che lo apprezzavano proprio per quella sua spiccata italianità fatta di classe, cultura e “savoir faire”.

Quante chiacchiere, battute, trasferimenti, fotografie, presentazioni, nuove amicizie, momenti di lavoro e di relax assieme. E tutto questo che si infrange in maniera insensata contro il muro di questo maledetto virus. Non è giusto.

Ti vogliamo ricordare così, per la tua autoironia, la simpatia spontanea tipicamente romanesca, con la faccia stupita di quella volta quando, a Chicago, la guida in un italiano più che accettabile scivolò sulla “torre idrica di pompaggio”, chiamandola “torre di pompinaggio” scatenando l’ilarità di tutto il gruppo e il tuo simpatico imbarazzo… oppure quando, ob torto collo, mi convincesti a salire sul palco dell’House of Blues, quella originale, a cantare “Cielito lindo”! Ricordi senza prezzo…

Grazie Massimo, sei stato un amico, un mentore e una persona da cui abbiamo appreso l’entusiasmo contagioso verso un lavoro che era una piacevole missione.

Il nostro pensiero va a Francesca e Laura…
Che la terra ti sia lieve, amico!

Fabrizio Mezzo e Massimo Terracina