Com’e triste Venezia, senza la vita del turismo

E’ da qui che ripartono le idee, il coraggio, la condivisione per un nuovo modello di accoglienza

La mancanza dei voli internazionali, i confini semichiusi, l’incertezza del momento, per non parlare di una politica sul recupero del turismo, a dir poco fallace, sono tutti fattori che hanno portato a che risultato?

A Venezia, un polo turistico attrattivo di caratura mondiale, che ha anche portato voli intercontinentali nella città lagunare, lo spettro della chiusura è più che mai reale.
Cantava Charles Aznavour, “Com’è triste Venezia soltanto un anno dopo…” ed è proprio questo che si vuole evitare.

Il Molino Stucky, Hilton hotel sulla Giudecca

Le strutture dell’accoglienza del centro città, non hanno prenotazioni, soprattutto in agosto, mese solitamente “sold out”. Se la cassa integrazione finirà per i dipendenti del settore del turismo, alla fine del mese prossimo, le chiusure saranno tantissime, ma di più i licenziamenti. Caso eclatante, ed esempio, il St. Regis, punta di diamante del lusso targato Marriott, che starà chiuso addirittura per un anno intero.

E non è l’unico: tante strutture più piccole sono in ginocchio e stanno provando, con prezzi sottocosto, ad attirare clientela, ma senza successo, ingarbugliandosi in una pratica che non ha mai portato buoni risultati.

In tutto questo c’è chi va controcorrente. E’ il caso dell’Hilton Molino Stucky, sull’isola della Giudecca, 379 camere, che non demorde. E proprio qui è stata presentata un’iniziativa professionale per dare voce e competenze ad un settore che soffre di una arretratezza congenita.

Ierace, Biasion, Dè Medici sulla terrazza del Molino Stucky

«Il settore alberghiero italiano, basato su hotel indipendenti, spesso a gestione famigliare è indietro rispetto alla concorrenza mondiale – ha esordito Antonello Dè Medici, gm dell’Hilton lagunare, in una conferenza stampa in diretta dalla meravigliosa terrazza dell’ex molino – Con un gruppo di professionisti e amici abbiamo dato vita ad un panel di esperti che possono coprire ogni aspetto della gestione alberghiera per offrire una possibilità in più all’hotelerie italiana di affrancarsi da un ritardo cronico della filiera e poter essere più competitivi, anche a livello globale».

Così assieme a Giulio Biasion, editore di alcune riviste specifiche, ed altri colleghi hanno dato vita ad un gruppo di lavoro che ha assunto la denominazione di TDF, ‘Turismo Destinazione Futuro’ il cui fine è rinfocolare le idee e tracciare la giusta rotta per un turismo, oggi, con il fiato corto a metà di un anno che sarà globalmente molto negativo, seppure non in tutti i segmenti.

«L’idea di questo gruppo è nata per creare un team attrezzato e competente sui vari fronti dell’industria dell’ospitalità che sia in grado di intervenire dopo il disastro causato dal covid – spiega Giulio Biasion – quando l’albergatore o il gestore di comprensori turistici e destinazioni turistiche complesse si troverà in difficoltà o sentirà il bisogno di un salto di qualità per dare una risposta dinamica, attuale, contemporanea e professionale alle nuove problematiche del mercato e alle modificate esigenze della domanda turistica».

Sotto il logo della bussola, si è quindi unito un gruppo di professionisti che hanno abbracciato la teoria di“TDF – Turismo Destinazione Futuro”, declinato allo stesso modo anche in inglese “Tourist Destination Future“. L’area di consulenze è dedicata, soprattutto, al settore dell’ospitalità alberghiera, del sistema ricettivo ma anche del turismo locale, sia esso culturale o del tempo libero, di nicchia, congressuale o enogastronomico. Anche per quei comprensori ancora da valorizzare, considerati a torto ‘minori’, quindi troppo spesso abbandonati a sé stessi, poco promossi o mal supportati dalle strategie delle Regioni o di altri Enti locali. E sono tanti in un paese così vario come l’Italia.

«Notiamo, nel nostro percorso professionale – prosegue Dè Medici – che negli ultimi 30 anni gli investimenti sono stati pochi e la crisi strutturale del settore ricettivo nazionale è rimasta irrisolta. Ci vorrà molto di più, più competenze e più expertise, avendo ben chiaro un dato di fatto incontrovertibile: la gran parte del patrimonio immobiliare alberghiero italiano è datato, vecchio, ma soprattutto è invecchiato male».
Con questo modello di lavoro nuovo e differente il panel di esperti cercherà di dare risposte, soluzioni, consigli e suggerimenti agli operatori del settore attraverso un modus operandi che ha catturato la disponibilità di coloro che ne sono entrati a far parte, con ruoli e competenze differenti, ma affermati e preparatissimi nei propri campi.  

Antonello Dè Medici con Giulio Biasion

Il gruppo è composto da: Giulio Biasion, ideatore e coordinatore di TDF, editore di testate turistiche, Antonello Dè Medici, General Manager dell’Hilton Molino Stucky, Stefano Bonini, Senior Partner di Trademark Italia, Massimo Mussapi, Designer e Architetto, Paolo Corvo, direttore Laboratorio sociologia Università Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Sante Achille, consulente per l’Innovazione Digitale e comunicazione Web, Ilario Ierace, esperto di formazione ed ex dirigente scolastico, Costantino Cipolla, che segue l’alta ristorazione.

Tutto questo per far sì che Venezia, e non solo, non sia triste…fra un anno.