CONDANNARE A MORTE IL MONDO PER SALVARE IL MONDO: CHE IDIOZIA.

Sto sentendo parlare di “seconda fase di contagio”, di terapie intensive nuovamente in aumento, di nuovi minacciati lockdown per tutelarci dal Covid-19 (presto sarà Covid-20?), di ulteriori misure restrittive per evitare il diffondersi del contagio. E mi sono venuti alcuni pensieri scorrettissimi in testa. Se siete per il buonismo a tutti i costi, per le tesi salvifiche, allora fermatevi qui, questo articolo non fa per voi. Se invece non vi spaventate di un’idea assolutamente al di fuori degli schemi, scorretta, cinica, ma che pone un interrogativo vitale non solo per il Covid ma per gli anni a venire, andate avanti. 

Guardo indietro a questi mesi. Abbiamo visto aziende che fino a ieri sanzionavano i dipendenti per un minuto di ritardo, che controllavano anche le presenze on line nei rari casi concessi, convertirsi in pochi secondi al politicamente corretto smart working. Le abbiamo viste esaltarlo, farlo diventare il nuovo mantra. Forse perché hanno avuto la buona scusa di risparmiare su postazioni di lavoro, affitti, luce, riscaldamento e tutta una serie di altre spese fisse: con buona pace del lavoro in ufficio. Anche perché gli studi da sempre raccontavano che almeno il 30-35% delle persone presenti non facesse correttamente il proprio lavoro e occupasse una scrivania a sbafo, per cui è bastato prendere atto della situazione e utilizzare la giusta scusa.

Abbiamo distrutto il mondo come lo conoscevamo fino all’altro ieri.

Non si può più viaggiare, non si può più andare in hotel come una volta, non si possono più fare riunioni come una volta, non si può più lavorare in catena di montaggio come una volta (con conseguenti ritardi nelle produzioni di ogni bene necessario), non si possono più produrre spettacoli come una volta, etc; tutto diventa difficile, complicato, più lungo, più costoso. Ma questo non doveva accadere secondo le menti illuminate dalla chiusura preventiva. Per cui adesso, tutti a lamentarsi degli aumenti di costo necessari alla prevenzione per evitare di contrarre la malattia. 

Ci sono compagnie aeree che stanno chiudendo, ci sono confini nel mondo che forse non verranno più riaperti o lo saranno tra mesi o anni con danni incalcolabili. Ci sono persone già lasciate a casa perché il loro posto di lavoro non è più necessario (in questo periodo le uniche ad assumnere sono Amazon e le vendite on line … auguri!) oppure perché le aziende chiudono e non possono permettersi di pagare gli stipendi. Un esempio per tutti: Londra. Il Lockdown unito agli annunci delle banche che lo smart working diventerà pratica normale, ha già provocato la chiusura di migliaia di bar e centinaia di ristoranti che vivevano di tutto l’indotto del mondo finance. E se questo è un esempio da poco, ditelo alle migliaia di persone che hanno perso il loro posto di lavoro. Potrei continuare per ore a citare gli esempi di quanto questo Lockdown abbia distrutto posti di lavoro e abbia devastato l’economia per come la conoscevamo. Non serve; gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e la situazione peggiorerà non appena in Italia avremo la libertà di licenziare.

Mentendo da vigliacchi, perché non ammettiamo di voler solo salvare la nostra pelle, ci inventiamo la scusa del buonismo e della cura verso gli altri; ci proteggiamo per proteggerti…. palle! pensiamo a noi. …e stiamo dicendo di salvare il pianeta mentre il pianeta si salva da solo e meglio di quanto possiamo fare; con i suoi ritmi e le sue riorganizzazioni. La natura ha recuperato in fretta il suo posto e si è rigenerata. Chi faceva immersioni quest’estate ha visto nel Mar Mediterraneo pesci in quantità enormemente superiore agli anni passati e la stessa situazione la raccontano i subacquei di tutto il mondo. La natura si rigenera in fretta, siamo uomini ma non siamo destinati a governare la terra. Siamo una piccola parte di questo ecosistema e neppure la più importante. Convinti di essere gli dei creatori, la pandemia ci ha dimostrato che in realtà siamo semplicemente piccole tessere di un puzzle che non funziona se non attraverso la gestione di un’entità superiore. 

E allora nella mia veglia mi ponevo una domanda che credo tutti debbano porsi per il futuro: a cosa siamo disposti a rinunciare per vivere forse qualche mese o qualche anno in più?

Perché è questo che stiamo facendo: stiamo rinunciando al nostro presente per un futuro incerto. Non siamo sicuri di contrarre il virus, ma siamo sicuri che le nostre condizioni economiche sociali personali peggioreranno grazie a tutte le misure che stiamo mettendo in atto per evitarlo. Ed allora mi chiedo se sia veramente questo quello che vogliamo, se sia veramente giusto uno stop totale alle nostre attività e al nostro modo di vivere, al nostro modo di essere umanamente sociali, quello che desideriamo. E mi sono risposto: io personalmente non lo desidero. Credo che non ne valga la pena.

Credo che aver condannato a morte un sistema e un mondo con la scusa di volerlo salvare, sia la più grossa idiozia che potevamo fare. Sia un ossimoro che non mi sento di voler o di poter accettare.

La vita va avanti e io, come tutti gli altri esseri umani, ne sono solo una piccola parte; sono un frammento infinitesimale di questo universo. Come tutti. E se anche dovessimo morire in quantità bene superiore all’attuale, il mondo andrebbe avanti lo stesso. Che ci piaccia o no, siamo troppi sul pianeta. È la natura che si autoregola decide e definisce come tutelarsi. Perché è la natura vincere, sempre. Non siamo noi anche se pensiamo di gestire il pianeta. 

Adesso per tutelarci dal virus, sono tornato in auge mascherine in plastica, plexiglas, confezioni plastiche monouso con buona pace di Greta e dei gretini che proclamavano la rivolta contro tutto ciò che inquinava… ma la terra sopravvive, la terra non ha bisogno di noi. Quindi forse sarebbe meglio accettare che siamo futili, che siamo passeggeri, che non cambieremo il corso delle cose se non in minima parte.

E ci converrebbe accettare che è meglio rischiare di morire che essere sicuri di vivere una vita che non vale la pena di essere vissuta perché è chiusa in casa, iper protetta, senza più contatti e senza più alcun incontro sociale. 

Non ci salveremo certamente con un nuovo Lockdown, ma sicuramente contribuiremo a distruggere la nostra economia e la nostra vita. Avremo solo rimandato la data della fine, forse. E questo francamente è un prezzo che non voglio pagare.

Forse faremmo meglio a pensare che, senza negare i pericoli, sarebbe meglio dare consigli su come tutelarsi: lavarsi le mani, mettere eventualmente delle mascherine se proprio uno vuole metterle ma senza alcun obbligo, mantenere una certa distanza, evitare, se uno ha paura, di andare al ristorante o di incontrare persone. Scelte personali. Ma chiudere il mondo come stiamo facendo, significa condannarlo ad una lenta morte certa. E io sono per la vita.