Conte: l’everyman.

Bisogna riconoscere che se c’è una cosa che la coppia di fatto Casalino e Conte hanno saputo fare, è stato leggere e studiare a fondo Umberto Eco e la sua fenomenologia di Mike Bongiorno, per prendere il potere e trasformarsi nei nuovi dittatori dell’etere (o del web) e non solo.

Per mettere l’Italia agli arresti domiciliari infatti, non hanno dovuto inventarsi granché di nuovo. È bastata una attenta rilettura di Eco, ed il gioco è fatto. Eco diceva infatti che all’uomo “circuito dai mass media non si chiede nulla se non di diventare che ciò che egli è già. La Tv non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La Tv presenta come ideale l’uomo assolutamente medio. (…)” 

Trasferito ad oggi, il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Giuseppe Conte e nella storia della sua fortuna. Basta guardare le sue conferenze stampa, le sue dirette dal Senato via Facebook, per capire che il suo successo attuale che scemerà in fretta appena sarà finita l’emergenza (e questo è uno dei motivi per cui lui e il suo compare alla comunicazione tengono alta la tensione e l’attenzione dilazionando i provvedimenti, rimandando a poi le decisioni e continuando una sospensione irreale della vita politica e quotidiana di milioni di persone) è frutto della sua mediocrità. E dopo ogni intervento, si capisce ancora una volta, che la copia viene sempre peggio dell’originale.

Come diceva Umberto Eco riferito a Mike, anche per Conte si applica infatti la constatazione che “in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti”. Conte infatti non sa di cosa parla. Non si prende responsabilità dirette, anzi se ne guarda bene. Continua a ripetere che “ha sentito il Presidente delle Regioni, il Ministro tal dei tali, l’esperto virologo etc. etc.” rifiutando di fatto il compito di parlare chiaro e di dire alla nazione cosa davvero intende fare e perché. E’ sempre “altroriferito”. Il suo potere e la sua presunta autorevolezza derivano dall’esterno. E infatti, anche alle domande puntuali, chiuse, cui è richiesto un “si” o un “no”, risponde con giri di parole, circonvoluzioni in cui non si arriva mai a un dunque ma a un forse. Per altro interpretabile. 

Come Mike Bongiorno, anche per Conte vale ancora la constatazione che non è sfiorato “minimamente dal sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo”. E infatti Conte delega. Ai suoi esperti, ai presidenti delle Regioni cui dice che possono anche aumentare i suoi provvedimenti (di fatto esautorandosi apparentemente del potere in realtà della responsabilità del gesto) a chi alla sera legge l’elenco dei numeri e non sa di cosa parla. Ieri sera hanno chiesto se l’aumento del numero dei contagi era dovuto al maggior numero di tamponi fatti. La risposta “dobbiamo vedere e studiare, verificare, fare grafici e previsioni”. Cioè: sono andati in conferenza stampa senza neppure aver ancora analizzato cosa esponevano. Complimenti. È un comportamento in linea con il Presidente del Consiglio che elenca cose ancora da venire (lo fa nel giorno di Dante; forse si giustifica col sommo poeta che diceva “Fede è sustanza di cose sperate e argomento de le non parventi”) forse perché si augura che così sia sapendo di non averne certezze e di non aver la più pallida idea di cosa fare per farle accadere. 

Conte, come Mike ancora, “ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore”. Per lui 600 euro frutto di un lungo processo quasi impossibile da portare a termine sono una somma rilevante, anzi un grande sforzo che salverà Partite Iva e loro famiglie. “È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate”. Basta vedere come si rivolge implorante ai presunti colleghi europei (forse solo sul Mes ieri ha provato ad alzare la voce senza per altro ottenere nulla) e come si staglia in aula tentando una statura politica e dialettica che non ha.

Come Mike infatti, anche Conte non ha un eloquio forbito, una capacità affabulatoria che ti inchioda all’ascolto. E’ noioso. Ha un tono di voce statico, quasi lamentoso. “Parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi.” e a differenza di Mike però si lancia in lunghe perifrasi e in lunghe proposizioni subordinate, ripetendo e sottolineando la stessa parola chiave in un messaggio ipnotico alla nazione quasi facesse PNL in diretta. E comunque resta basic nella lettura, riesce quasi a rendere invisibile la dimensione sintassi (forse perché i discorsi glieli scrive Casalino che dalla Casa del Grande Fratello in avanti ha almeno imparato ad evitare il turpiloquio. Ma il resto è farsa). Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui”. 

Bisogna stare attenti a personaggi come Conte. Perché convincono il pubblico, “con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità, non provocando complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo e guida perché rappresentano un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere; perché chiunque si trova già al suo livello. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere”. E’ la somma delle promesse televisive: partecipate a un format e sarete famosi. Fate un paio di comparsate in tv e godrete di credito illimitato. Perché in tv e, a maggior ragione sui social, non serve sapere, conoscere. Basta improvvisare con media forza. Per non provocare reazioni eccessive in nessuno dei telespettatori.