Eventi e turismo: pillola rossa o azzurra?

Lo premetto a scanso di equivoci. Chi sta cercando un fantastico elogio delle menti aperte e progressive che stanno progettando la nostra estate, può cercare altrove. Perché la domanda che faccio oggi senza retorica è dura e diretta e pone un quesito morale e personale. Oggi mi chiedo quanto costa accettare la realtà. A cosa siamo disposti per tornare a uscire di casa.

Quindi, veniamo subito al dunque. Cancellato anche IPW 2020 a Las Vegas, la più importante fiera del turismo americano. Ma non è tanto quello a preoccupare. Era nell’aria, era prevedibile. Non ci sono voli per gli Usa, le persone vivono nel terrore di uscire di casa, le misure di distanziamento sociale sono elevatissime… l’annuncio era solo una mera questione di tempo. E la sua, viene dopo altre cancellazioni eccellenti: dal Salone del Mobile di Milano a Vinitaly, dal Salone dell’auto di Ginevra e Detroit ai vari Festival del Cinema posticipati in attesa della definitiva cancellazione.

Ma mentre si cancella si pensa al futuro, per fortuna, da una parte. Perché quello che sconvolge è la facilità e la faciloneria con cui si sta pensando alla Fase2. Nessuno che ha ancora presentato una road map sulla quale prepararci, in base alla quale decidere il futuro del mondo degli eventi, del turismo, di un settore che economicamente è trainante in Italia e non solo.

Adesso sono tutti in fibrillazione per l’estate in arrivo. Le spiagge e le località balneari stanno ripulendosi e preparandosi. Ma per cosa? Per ospitare blocchi di plexiglass che si trasformeranno in forni a microonde in cui cuocere le persone e dove si vivrà come pesci rossi in un acquario? Per accogliere bagnanti che dovranno andare al mare facendo lo slalom tra le strutture neanche fossero Hamilton tra i muretti di Montecarlo? E con cosa giocheranno i bambini? Con microformine di plastica in uno spazio di 30 cm quadrati? Con le mascherine in faccia per farsi un’abbronzatura a Tattoo Coronavirus?

Il nostro illuminato Ministro con delega al Turismo, Dario Franceschini, si è inventato il bonus fiscale per chi trascorrerà le vacanze in Italia. Che è un ottimo modo per controllare ulteriormente le spese degli italiani costretti a farsi fare fatture da alberghi, ristoranti, gelaterie, stabilimenti balneari etc. Ma poi, cosa si troveranno i nostri turisti quest’estate? Dove andranno a godersi il meritato periodo di vacanza (se ancora ne avranno visto che le aziende hanno subito approfittato del Covid per mettere tutti in ferie obbligatorie) se gli hotel saranno trasformati in strutture a contenimento del rischio? Bocca, presidente di Federalberghi, ha dichiarato a Barisoni di Radio 24 “Non vogliamo aprire trasformando gli alberghi in ospedali; a questo punto meglio non aprire. Se il cliente va in vacanza a luglio e agosto non può trovarsi in una sala operatoria. Se ci saranno le condizioni per aprire in sicurezza, siamo pronti a farlo; ma se dovremo avere dei protocolli degli istituti dei medici che trasformano gli alberghi in ospedali non vale neanche la pena aprirli”. Una posizione netta, in merito alle misure di sicurezza allo studio anche per le strutture turistiche.

E come dargli torto? Al di là degli incredibili costi per le strutture previsti da sanificazioni obbligatorie continuate con ipoclorito di sodio e ossigeno, al di là delle limitazioni ai buffet o all’obbligo delle colazioni in camera (belle in un romantico weekend con la fidanzata in un resort, un po’ meno con due bambini scatenati intorno), o a quello di mantenere i propri vestiti chiusi nelle valige e i propri effetti personali dentro al beauty case per vitare il più possibile contatti esterni. Si pensa davvero di poter accettare di mangiare al ristorante (e non solo in vacanza come circolano le immagini in questi giorni) inglobati in strutture stile parlatoio di un carcere di massima sicurezza? Si pensa davvero che il futuro del turismo e della ristorazione passi attraverso tavoli in cui ci si parla al cellulare perché i vetri impediscono il contatto? Davvero qualcuno pensa di eliminare il gesto conviviale dell’assaggio dal piatto del nostro commensale (che spesso è un famigliare con cui si condivide ben altro che una forchettata di linguine alle vongole)? 

E come viaggeremo? Distanziati anche li. Con incredibili costi maggiorati visto che bisognerà prevedere più treni e più aerei tutti con posti in meno perché si eliminano i posti vicini, la carrozza bar o il servizio a bordo (e tutti a salire quindi con bottiglie di plastica e cibo e nuove procedure di sicurezza agli imbarchi), dove si entrerà in un ambiente sterile e disinfettato, naturalmente con le mascherine addosso e buona pace delle procedure di identificazione di sicurezza negli aeroporti.

E poi parliamo delle attività ludiche. Andare in vacanza per cosa? Per un concerto? Ma se il governo non ha ancora la più pallida idea di come muoversi, come si pensa di fare per organizzare concerti e festival estivi? Pensiamo anche solo a Collisioni, uno degli appuntamenti più cool e più sentiti delle estati scorse, diventato un momento culturale di scambio letterario, artistico e musicale, oltreché enogastronomico. Nessuno ha ancora dato il minimo segno di volersi occupare di cosa succederà agli organizzatori di eventi pubblici e manifestazioni collettive. E quindi? E quindi il settore è fermo, migliaia di persone senza lavoro e senza prospettive. E se si ripartirà, si farà con un’arena in cui suonare davanti a un pubblico distanziato. Vogliamo creare dei blocchi di plexi anche lì? No, perché forse non è chiaro, ma in un concerto si salta, si balla, si suda; e le famose pericolosissime droplets vagano nell’aria contagiando tutti. 

Vogliamo parlare delle sale da ballo in cui non potremo ballare? Cosa sarà dell’Emilia Romagna, delle saghe di paese, della Puglia dei matrimoni ormai fiaccata e chiusa in cui chi aveva investito per ristrutturare la propria masseria e convertirla in azienda turistica oggi sta piangendo per le disdette delle prenotazioni? 

E questa sarà la situazione ovunque, visto che in ogni struttura ci saranno accessi a tempo e a numero limitato, con misurazione della temperatura corporea e borsa personale sempre vicina, con kit di sanificazione: mani, posto dove sedersi, guanti per aprire porte e schiacciare pulsanti, fazzoletti di carta usa e getta da mettere in contenitori di plastica da bruciare per eliminare ogni rischio di contagio (con buona pace di Greta e delle sue preoccupazioni per l’ambiente).

Se qualcuno si è chiesto quanto ci costerà questa tragedia collettiva ecco alcuni dati, dati economici non chiari solo a Franceschini e al suo governo che non brilla certo di competenze specifiche e che sul Turismo ha steso un velo di impotente indifferenza non capendoci nulla. Dati economici che urlano vendetta al nostro PIL secondo Assoturismo che ha stimato in 250 milioni di presenze in meno e 30 miliardi di euro secchi di perdita diretta(quasi 45 calcolando gli eventi) più 25 miliardi in perdite correlate tra bar, discoteche e ristoranti, il costo di questa malagestione dell’emergenza Coronavirus applicata al Turismo e agli eventi. 

Ma oltre ai drammi economici (a mio avviso sottostimati visto che non credo che in molti vorranno scegliere vacanze come quelle sopra descritte – ma posso sbagliare, felice di sbagliare per il settore), qualcuno si è chiesto il costo sociale che il distanziamento impone? Qualcuno si sta chiedendo se questo futuro merita di essere vissuto? Perché la sfida, oltre che economica, oggi è sociale. Cosa sarà di noi quando come in Matrix crederemo di mangiare una bistecca e ne immagineremo il gusto mentre la realtà sarà solo frutto della scelta tra una pillola azzurra e una rossa? Oggi la paura del virus ci dice che in pochi sono pronti a vedere quanto è profonda la tana del bianconiglio e tutti sperano in un futuro accettabile dicendo #andratuttobene adattandosi perché alcune cose cambieranno. Ma quanto cambieranno?. E quanto siamo disposti a vederle cambiare senza decidere di entrare in Matrix? Per quanto ancora non avremo il coraggio della verità, della pillola rossa, di quel tremendo pugno in faccia che ci dice che per tornare a vivere o siamo disposti a rischiare o il costo sociale del distanziamento e della sicurezza è l’azzeramento del mondo come lo conosciamo oggi, dei rapporti come li abbiamo vissuti fino a oggi, della vita che abbiamo imparato ad amare e vivere fino a oggi? 

Pillola rossa o pillola azzurra?