EVENTI FIERE E CONGRESSI CHIEDONO DI ESSERE RICEVUTI DA CONTE

È una delle industrie principali in Italia. È un mondo che genera indotto, che muove interessi internazionali con congressi che arrivano nel Bel Paese da ogni parte del mondo. È un settore trainante insieme al turismo. Fattura 65 miliardi di euro l’anno con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno pari al 13% nazionale (più dell’auto), rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi, impiega 569 mila addetti. Queste le cifre. Fredde, grandi, da considerare. Ma nessuno le conosce, o le considera.

Oggi questo mondo chiede considerazione. Chiede che dopo la chiusura per DPCM di teatri, cinema, eventi, concerti, congressi, fiere, qualcuno ascolti il grido d’aiuto e la richiesta di dignità che arriva dagli operatori che chiedono unicamente il rispetto dell’articolo uno della costituzione: poter vivere dignitosamente del loro lavoro e non di mance o di prebende statali. Gli operatori non protestano solo per avere soldi in ristoro pur fondamentali per sopravvivere; protestano perché viene impedito loro di vivere facendo quello che sanno fare: cultura. Perché una fiera che fa incontrare mondi diversi, un evento dove ci si confronta, un congresso dove si imparano tecniche nuove, è cultura. Un teatro in cui dopo aver montato scene e ideato costumi si rappresenta un mondo e si danno voce a delle idee è cultura. Un palco su cui gli artisti suonano e cantano, le orchestre danno voce a melodie che hanno sfidato i secoli, è cultura. Uno stadio in cui si inaugurano le Olimpiadi, è cultura. Un viaggio incentive è cultura. E la cultura è più importante del rischio (inesistente in questo settore) di contagio. 

Il mondo degli eventi e dei congressi si è attrezzato da subito per lavorare in sicurezza: mascherine, rilevamento accessi (che sono tracciati perché di ogni invitato o partecipante si conosce tutto, anche cosa mangia e ciò cui è allergico), viaggi, soggiorni in hotel e location, transfer. Tutto è censito, controllato. E infatti, non si riportano casi di contagio frutto degli eventi/fiere/congressi dalla parziale riapertura di maggio. Non si riportano casi di contagio negli spettacoli teatrali o nei cinema costretti ad aprire con un massimo di 200 persone in sale da 1500 che non riescono neppure a pagarsi i costi ma che, per amore del lavoro, della nazione, della cultura stessa, hanno provato a riaprire. Ma nonostante questo, il prode condottiero Conte (privato del fido Casalino positivo al tampone nonostante tutte le precauzioni a dimostrazione che la malattia non è appannaggio della movida o degli assembramenti -mai avvenuti- in fiere e congressi) domenica ha rovinato il pranzo a milioni di italiani raccontandoci la nuova storiella del Covid che impone il secondo lockdown e abbatte il mondo degli eventi cui nega non solo il presente, ma da adesso in poi, anche il futuro. Solo che non ha avuto il coraggio di chiamarlo lockdown. Anzi. Ha detto che lockdown e coprifuoco sono parole che non gli piacciono. Poverino. Che pena. A Conte non piacciono quelle parole. Figuriamoci quanto possono piacere i suoi provvedimenti a chi perde il lavoro, a chi non può entrare in un teatro, un cinema; a chi non può viaggiare. A chi è di fatto rinchiuso in casa (bontà sua, se ci sono 5 famigliari non scattano le multe anche se sono più di 4 in casa, specifica quasi comica non fosse tragico il momento) e non può vivere del lavoro ma deve attendere quando il governo elargirà “quanto ritenuto adeguato”, con calma, il 13 novembre se va bene. E cosa sarà adeguato per il governo? Altri 600 euro? Altri 1000 euro (per altro molti li attendono ancora)? Ma fateci il piacere. Con 600 euro non ci si campa. È una mancetta data dal papà per farsi perdonare la scappatella. Ma Conte la ritiene “adeguata” e allora tutti referenti e in silenzio, mentre mancano le terapie intensive, mentre ci si affolla su autobus che nessuno ha ordinato quando era tempo ed invece si facevano decreti per i monopattini elettrici. 

Il mondo degli eventi non chiede monopattini, non chiede bici a pedalata assistita. Chiede di tornare a spingere e pedalare da solo. Chiede di poter lavorare. E naturalmente chiede agevolazioni contributive, cassa integrazione, chiede aiuti perché i 20 milioni promessi sono un nulla per un settore che ha visto cancellati con una firma (si spera non alla leggera) centinaia di migliaia di posti in hotel, di pasti catering, di relazioni e incontri. Chiede di lavorare. Un concetto che molti politici probabilmente non capiscono, non essendo abituati a farlo e vivendo tra viaggi in esenzione dal biglietto, pranzi gratuiti, parrucchiere interno al palazzo. Sono distaccati dalla realtà quanto Maria Antonietta alla rivoluzione francese. Non c’è più pane? Dategli le brioches… Ecco. Il mondo degli eventi le brioches non le chiede allo stato vuole potersele comperare. Nei bar finalmente riaperti, dove si mangia tra un allestimento e l’altro; nei ristoranti degli alberghi, dopo un congresso riuscito, nel retro dei camion dove i catering portano i meal packages agli adddetti nelle pause di lavoro. Il mondo degli eventi chiede lavoro e dignità. E lo fa oggi, martedì 27 ottobre dalle ore 10.00 alle 13.00 davanti a Palazzo Chigi dove i rappresentanti delle principali realtà associative, organizzative e imprenditoriali italiane e internazionali che appartengono a questo mondo sono arrivati da ogni parte d’Italia, nel rispetto di tutte le norme di sicurezza, per protestare e chiedere le ragioni per cui il settore è stato chiuso in modo discriminatorio dal recente Dpcm; e a questo punto per avere risposte e ristori concreti per il comparto, non mancette che denigrano il lavoro per la pochezza della cifra. Il mondo degli eventi chiede soldi perché è un mondo che quest’anno ha visto cancellati il 90 se non il 100% dei propri proventi.

“Siamo tutti dalla stessa parte – sottolineano gli organizzatori – quella di un Paese che deve salvare i suoi cittadini da contraccolpi sanitari ed economici allo stesso modo, ma invitiamo le autorità a non trovare facili ed innocenti capri espiatori e a non sacrificare il lavoro di centinaia di migliaia di persone che non hanno né presente né futuro. L’organizzazione professionale dei congressi consente di gestire flussi anche consistenti di persone con protocolli che garantiscono totale sicurezza”.

Il mondo degli eventi ha messo 6 sedie per far sedere il mondo delle istituzioni, per Di Maio, per Gualtieri, per Conte, cui si chiede attenzione. Un mondo che voleva riprodurre in piazza una sala congressi, che voleva poter portare sedie per tutti. Non lo hanno concesso. Il Convention Bureau Italia ha detto “stiamo raschiando il fondo; se questo settore non viene considerato siamo destinati alla morte.”

La manifestazione sta dimostrando che il mondo degli eventi è responsabile, non fa correre rischi. È una manifestazione educata, dignitosa, rispettosa delle norme con gel e disinfettanti, con megafoni che vengono cambiati per ogni oratore. Perché il settore vuole dimostrare che per primo, sa convivere con il virus, sa accettare le nuove regole. E chiede di poter fare il lavoro per cui 570.000 addetti hanno studiato. Da Roma #soscongressieconvegni 

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