Federico, scusaci. In molti non abbiamo capito.

Non conosco Fedez o i Ferragnez in senso assoluto. Non sono un parente. Non sono un fan. Non ho un collegamento Instagram con loro: mi basta vedere ogni tanto le loro storie attraverso quello della mia compagna. Anzi, a dire la verità devo confessare che Federico mi è sempre stato un po’ antipatico. Questo ragazzotto tutto tatuato come una tappezzeria murales a pelle non mi piaceva a prescindere. D’altro canto io sono cresciuto con i Pooh… il rap l’ho conosciuto in una strofa finale delle loro canzoni; ideologicamente ne ero distante e prevenuto. 

Poi, una sera me lo vedo giudice a X-Factor e comincio ad ascoltarne un po’ la cultura musicale, le battute senza peli sulla lingua, le polemiche fatte con gusto, la passione con cui difende le sue squadre nelle edizioni successive. Comincia il processo di rivalutazione. Quindi un giorno, in auto, ascolto da una radio “Prima di ogni cosa” e mi colpisce quando dice “e ho preso appunti per tutte le volte che ho sbagliato; ho un manuale di istruzioni dove di istruzioni è scritto attaccato. Sono un cinico spietato che non si è mai adattato, che non si è mai goduto ciò che la vita gli ha dato”. Forse perché mi ci ritrovo un po’, quella sera ho cominciato a leggere i testi delle sue canzoni, dalle più vecchie in poi. E ho rivalutato il cantante. Per i contenuti soprattutto, Perché sulla parte musicale per me, credo ci sia ancora molta strada da fare. 

In ultimo, siamo alle scorse settimane, scopro che Fedez e Chiara Ferragni raccolgono soldi per mettere in piedi una struttura contro il Coronavirus. Una raccolta su GoFundMe, aperta, trasparente, per il bene comune in un momento terribile per tutti: vogliono aiutare il San Raffaele di Milano a gestire i casi di infezione creando più posti letto in terapia intensiva. I due ci mettono la faccia e 100 mila euro dei loro; e la raccolta pubblica in pochi giorni arriva a 4 milioni di euro, che attivano 14 nuovi posti letto di terapia intensiva e permetteranno di realizzarne altrettanti. Perché il San Raffaele? Lo dicono subito i Ferragnez: per andare veloci contro la burocrazia. Perché altre strutture pubbliche, non avrebbero potuto ricevere i fondi con la stessa rapidità. 

Ma poiché in Italia siamo più bravi a far polemiche che a far del bene, ecco che qualcuno da Twitter e poi dal Codacons, accusa Fedez di fare le cose per se stesso, dicendo che doveva dare i soldi agli ospedali pubblici o alla Protezione Civile (premesso che i soldi, come privato, si possono dare ancora a chi si crede meglio e nelle modalità preferite; dall’8per1000 a qualsiasi altra donazione); e ancora: che raccoglie fondi in favore di GoFundMe attraverso un meccanismo occulto di destinazione del 10% della somma raccolta sulla piattaforma stessa. Fedez verifica, interviene e fa togliere, prima ancora dell’Antitrust, l’opzione presente sul sito. GoFundMe, nel frattempo, tolta la casellina fa sapere che se qualcuno si fosse sbagliato nel lasciare la commissione poteva chiederne il rimborso; e Fedez e Chiara Ferragni, dicono di aver ottenuto così altri 250 mila euro da GoFundMe poi donati ad altri ospedali. Un risultato eccezionale: sia per la velocità, sia per le somme raccolte che per l’operatività fattiva ed immediata.

Tutto a posto? No. Per nulla. Il Codacons non è ancora contento e tuona contro la coppia. Che a quel punto, sempre attraverso i cinquettii di Twitter, scopre che sul sito dell’Associazione stessa era posizionato un banner in cui si chiedevano donazioni per supportare il Codacons «nella battaglia dei cittadini contro il coronavirus» e risparmiando sulle tasse future. A leggerlo tutto e cliccandoci sopra, nonostante la possibilità di una diversa interpretazione, il banner non chiedeva donazioni contro l’epidemia in atto ma a favore del Codacons. 

Ovviamente, a quel punto, Fedez non ci sta. E sputtana in diretta Facebook il Codacons –che tra l’altro ha attivi in home page altri banner, a tema “coronavirus” tra cui il servizio telefonico “emergenza coronavirus” per fornire “supporto o informazioni o assistenza psicologica e legale sull’emergenza coronavirus” ai cittadini. Due linee a pagamento con numeri “premium” 893 e tariffe di quasi a 1 euro al minuto. In maniera ingannevole, i due numeri sono affiancati a un numero verde 800, attivo solo per poche ore, che confonde su cosa sia a pagamento e cosa no. A fronte delle denunce, il 28 marzo il sottosegretario al ministero dell’Interno Carlo Sibilia, dice che la Polizia di Stato sta «vagliando» il banner comparso sul sito del Codacons che, nel frattempo, lo ha cambiato.

Non ancora contento allora, il Codacons attraverso il suo presidente Carlo Rienzi in passato famoso anche per alcune denunce come quella al fumetto di Tex Willer perché accendeva troppe sigarette, o alla cantante Anna Oxa per aver mostrato la marca del perizoma a Sanremo, attacca Fedez, minaccia di quererarlo e mandargli la Guardia di Finanza a indagare sulle sue società digitali; e in un video ricorda di “aver avuto l’onore di essere mandato a fare in culo” proprio da Federico, e lo apostrofa definendolo “una specie di cantante che non so come si guadagna da vivere”.

Fin qui la cronaca dei fatti. Tristi. Perché se io faccio il “mea culpa” per aver sottovalutato Fedez e i Ferragnez per molto tempo come artisti o come influencer, non interessa a molti; alla fine è un fatto personale. Ognuno ha i propri gusti. Sceglie la musica, i vestiti o il vino e le vacanze. Quello che invece non è un fatto personale ma collettivo, grave e triste, è vedere un’associazione nata come supporto ai consumatori, approfittare della propria posizione per altri scopi che non si capiscono. Cosa voleva infatti ottenere Rienzi? Un po’ di visibilità attaccando Fedez? Beh … mi pare di poter affermare con sufficiente ragione che non ha fatto una gran figura. Voleva fare ironia? Beh … mi pare di poter affermare con sufficiente ragione che non ha avuto battute graffianti perché dire che Fedez “è una specie di cantante che non so come si guadagna da vivere” non è ironia e non è neppure comicità. È solo pochezza umana e disonestà intellettuale. 

Perché potrà piacere o no, ma tutti, o la maggior parte delle persone, sanno chi è Fedez. Ha milioni di fan. Ha una linea musicale e di comunicazione. Ha una brand personale. L’ho imparato anch’io e rimpiango di non averlo fatto prima. Perché in ultimo, in questi giorni ho rivalutato la persona oltre il cantante. Ho rivalutato le azioni, l’intelligenza tattica e pratica di chi vuole fare qualcosa e farlo subito, per il bene di tutti. Ho avuto così il piacere e il privilegio di leggere e conoscere tramite le loro storie pubbliche, una coppia (i Ferragnez) e un uomo (Federico). Un uomo che ha saputo agire da uomo. Facendo quello che gli riesce meglio: usare la propria immagine e la propria fama per concretizzare delle donazioni, per attirare aiuti. Ho avuto modo di vedere un uomo che fa, agisce, reagisce, si mette in prima linea e ci mette la faccia. Un uomo che non si tira indietro e che dimostra coerenza tra i testi delle sue canzoni, la rabbia contro un sistema che necessita di concretezza e voglia di fare. Come la sua. Come quella di un uomo, punto. Cui credo dobbiamo, in moltissimi, delle scuse per come lo abbiamo considerato fino adesso e un ringraziamento; perché se oggi qualcuno ha un posto letto in rianimazione, in parte è anche merito suo. E questo è un altro appunto su un’altra volta che ho sbagliato!