Gatto e volpe Spa

Qualche anno fa, una canzone di Bennato raccontava del Gatto e della Volpe, due loschi figuri nati dal toscanissimo Collodi, un fiorentino che conosceva bene la sua gente e probabilmente descriveva ciò che vedeva. La favola di Pinocchio potrebbe essere una metafora della vita e del mondo di certe agenzie di eventi oggi presenti sul mercato italiano. Anche oggi infatti assistiamo a un proliferare di affabulatori che pensano di fare come il Gatto e la Volpe o come Mangiafuoco. Mangiano e dormono a spese di Pinocchio oppure tirano i fili quel tanto che basta per far muovere i burattini fino a che i fili si spezzano e i burattini decidono di prendere il largo. E’ un fenomeno strano, continuo. Un’emorragia di risorse che arrivano, passano pochi giorni o pochi mesi in agenzia, il tempo di capire da che parte gira il fumo e poi appena possibile scappano. E lo stesso capita ai clienti, i quali raggirati dal Gatto e dalla Volpe, danno loro qualche piccolo budget convinti che succederà il miracolo e l’agenzia saprà trasformare quei denari nel viatico miracoloso verso l’evento di successo.

E così capita che gli eventi vengano fatti al risparmio, che i fornitori cambino ogni volta, senza partnership e senza continuità, che le risorse interne siano sempre giovanissime e l’unico miracolo che avviene è che per qualche strano caso (non avendo mai ovviamente grandi eventi o progetti difficili e sfidanti da realizzare), alla fine non sia un bagno di sangue totale, ma un compitino eseguito giusto da sufficienza, perché l’effetto WOW è lungi da venire o dall’essere possibile.

Il Gatto e la Volpe però sono furbi; hanno siti imbellettati, curati, nomi altisonanti per i quali hanno lavorato magari attraverso altri fornendo un supporto di minima; spesso vantano anche un pedigree di razza. Ma è quella razza un po’ fané, da nobiltà decaduta, da casata che cerca di far sposare la figlia col ricco imprenditore per racimolare un po’ di gloria specchiata e di rimbalzo, raccontando di nobili gesta e fantasmi passati, usati a mo’ di bandiera per un futuro nel quale sanno di non poter più credere. E tirano a campare. Sono agenzie ormai senza futuro, senza un progetto imprenditoriale, spesso con un cash flow così limitato da impedire anche la gestione operativa corretta. E finiscono come la volpe di Collodi, col vendersi il pelo per sopravvivere ed evitare il fallimento purtroppo facendo del male al mondo in cui vivono, gettando discredito sull’ambiente, quando invece l’ambiente è sano e sono solo alcuni personaggi a renderlo meno professionale.

In questa rilettura, ci sono anche Grilli Parlanti che invece di eventi se ne intendono, con una storia fatta di successi ma anche di costi più cari. Fondano aziende, le gestiscono, crescono di anno in anno col lavoro e l’ambizione invece che rubando soldi seminati nel Campo dei Miracoli. E hanno ben in testa una rotta verso il successo, da capitani di lungo corso invece che da contrabbandieri e millantatori di piccolo cabotaggio. Nella rilettura della fiaba invece manca una Fata Turchina. Perché nella vita reale i miracoli non avvengono. Perché nella vita reale non esiste una bacchetta magica per trasformare il Gatto e la Volpe in imprenditori veri; e poi la Fata perdona Pinocchio, mentre il Gatto e la Volpe nel loro campo di menzogna meritano il giudizio, non il perdono.