Giappone e Italia. Due modi di prepararsi ad affrontare i disastri.

Siamo andati a curiosare il modo in cui le nazioni al di fuori dell’Italia affrontano le possibili potenziali emergenze, la pandemia e le eventuali terribili conseguenze di eventi catastrofici. Come si preparano alle emergenze, cosa fanno per i cittadini e i connazionali. Come si aiutano, cosa imparano per fronteggiare una situazione imprevista e catastrofica. 

E così, spulciando tra le varie curiosità dal mondo, oggi abbiamo scovato un trend topic su twitter che ci fa capire quanto si prendano sul serio eventuali possibilità -anche remote- abbiamo trovato un pamphlet di quasi 330 pagine che insegna ai giapponesi come sopravvivere in caso di calamità, emergenza estrema, catastrofe naturale come un terremoto che (secondo chi ha steso queste istruzioni) sarebbe probabile al 70% nei prossimi …30anni! 

Quasi come in un fumetto, tutto si dipana per macroargomenti e facili soluzioni pratiche, in inglese, in modo che sia facilmente fruibile anche dai turisti o dagli ospiti internazionali, suddiviso in capitoli di facile ed immediata comprensione. Per aiutare in modo ancor più concreto le persone, oltre alle regole ed alle istruzioni, il libello è illustrato in modo chiaro, con poche e semplici figure che potrebbero già essere esaustive; ma poiché il popolo del Sol Levante non lascia nulla al caso, ecco che le spiegazioni sono chiarissime. Senza le cervellotiche interpretazioni delle istruzioni di montaggio dell’Ikea che fanno impazzire anche gli esperti di rebus. 

In caso di calamità naturali, e soprattutto di un terremoto di forte intensità, sarà necessario adattarsi e sopravvivere al meglio facendo riferimento a quello che si ha. Quindi le paginette gialle e nere, colori forti che testimoniano la richiesta di attenzione massima da parte di chi legge, spiegano in dettaglio come fare dei pannolini con la carta, come usare i giornali in vario modo: per scaldarsi e farne improvvisati vestiti o termocoperte, pannolini, stecche per fratture. Vengono elencate le possibili prime cure e soccorso a ferite o meccanismi di rianimazione, sostegno e trasporto a persone con parziali o totali impossibilità a muoversi e deambulare correttamente in modo autonomo. Si descrivono le modalità con cui proteggersi da ulteriori danni, cosa verificare, come spostarsi e cercare un riparo sicuro.

Ma soprattutto si spiega la prevenzione. Sul Disaster Prevention Website e poi sui vari documenti pubblicati, la prima regola è “prevenire”.  Quindi le prime pagine sono tutte dedicate a cosa fare “prima” che si verifichi l’infausto evento catastrofico. Ecco quindi che si insegna a mettere da parte in modo sicuro, tutti quei materiali di emergenza che potrebbero in qualche caso tornare utili: pile, torce per illuminazione, scatole, giornali, riserve di cibo e acqua in modica quantità ma sufficienti a fronteggiare la prima emergenza mentre poi ci si organizzerà con gli altri consigli. Ovvio: bisogna verificare l’efficienza dei sistemi di prevenzione, assicurare mobili e oggetti importanti a pareti o strutture fisse in modo da poterli utilizzare dopo il disastro, sia che si tratti di un terremoto, un’alluvione, uno tsunami o una pandemia. E in ultimo, ma non meno importante, il consiglio di tenere tutti insieme, in un luogo protetto e sicuro, possibilmente facile da proteggere per poi prenderli all’uopo, i valori e i documenti. In Giappone inoltre, le compagnie telefoniche hanno attivato un sistema di emergenza che consente di lasciare un messaggio ai famigliari per facilitare e i ricongiungimenti.

Ovviamente, in casi gravi, bisognerà andare nei centri di prima raccolta e soccorso, tutti già preparati e pronti, con rifornimenti e cambi di quanto necessario per la vita all’interno, costantemente monitorati dal governo. Anche per questo, uno dei capitoli evidenzia comportamenti, modalità di gestione della vita in comune e sottolinea l’importanza della collaborazione per rendere la vita nel centro migliore per tutti rispettando le regole che vengono fin d’ora evidenziate e non improvvisate giorno per giorno o cambiate in corso d’opera. Le istruzioni contengono anche un capitolo su come affrontare psicologicamente le conseguenze di un evento avverso e come, gradualmente e con attenzione, tornare al più presto alla vita normale o ad attivarsi per la ricostruzione. Uno degli aspetti deteriori di una calamità è infatti l’incidenza a livello sociale e psicologico che potrebbe minare la sicurezza, la voglia di vivere e ricominciare.

Queste 300 pagine sono scaricabili su internet da chiunque; sono portate a conoscenza di ogni cittadino dal governo che ha stabilito anche le esercitazioni e i punti di evacuazione, raccolta e rifugio. Anche gli stranieri, all’ingresso nel paese, vengono invitati a prenderne visione.

Ecco. Ci siamo fatti male abbastanza. Perché ovviamente abbiamo fatto un confronto con quanto invece accade qui da noi, con una gestione farraginosa della pandemia e DPCM che si inseguono mutando di giorno in giorno, con regole al confronto delle quali le sciarade della Settimana Enigmistica sono giochi per neonati, con decreti talmente complicati, illogici e contraddittori che è meglio ignorare per non farsi venire mal di testa e rispettare la regola di stare a casa da soli per non dover discutere con nessuno o correre il rischio di una sanzione per non aver capito una norma scritta apposta per poter essere interpretata e non definita in modo inequivocabile. Tralasciamo poi i centri di accoglienza, i centri medici, le prospettive di aiuto e soccorso …il nostro governo dice che siamo un esempio nella gestione di questa pandemia. Si; lo siamo. Ma vedendo altri paesi lo siamo per conoscere cosa non fare per gestire correttamente.