I regali di Conte. Cosa avremo per Natale.

Avremo il vaccino “petaloso” come la pubblicità di qualche anno fa. Noi italiani siamo creativi. Invece dei centri militari, delle tende da campo, noi spenderemo un enorme mole di denaro pubblico per costruire inutili tende dove vaccinare i temerari che sperimenteranno il vaccino sulla propria spalla. Sarà una vaccinazione che porterà alla rinascita, come un fiore che sbuca, dopo un periodo difficile: è inevitabile citare De Andrè che cantava che “dal letame nascono i fiori”. Sarà un vaccino spartiacque: tra i buoni (che lo faranno) e i cattivi che non lo vorranno neppure per sbaglio. Sarà una operazione catartica: chi lo farà diventerà probo e retto, chi lo rifiuterà diventerà un paria come in India, rifiutato dalla società solo perché si prenderà il rischio di contrarre una malattia rifiutando a priori l’idea che dovrà ammalarsi per forza. 

Poi avremo delle vacanze supersicure con tutto blindato e chiuso, che ci preserveranno dalla terza ondata del temibile coronavirus che un giorno sì e uno no è pericoloso; no, non lo è possiamo riaprire; no è terribile bisogna chiudere; no gli italiani non devono comperare su internet comprate nei negozi; ma cosa fate folli? Siete andati in centro a comperare? Vi concediamo il beneficio del dubbio sulla gestione della pandemia in Italia. Siamo un esempio ci dicono quelli al governo. SI. Un esempio da non seguire. Questa sera, 18 dicembre, Conte parlerà alla nazione per raccontare un altro DPCM: la solita “supercazzola” in cui si sprecheranno i “vi concediamo” paternalistici scritti da Casalino che non potendo più dire scempiaggini al GF adesso scrive alate parole per il premier che lo invidia pure un po’ perché i 165.000 euro del suo stipendio annuo sono più alti di quello del premier che si prende gli insulti da mezza nazione. Sarà un discorso motivante. Conte è un leader nato, un trascinatore di folle, un generale impavido che al confronto il presidente americano di Indipendence Day gli fa una pippa. E quindi parlerà con il suo solito impeto e la solita verve per raccontarci perché dobbiamo stare buoni e zitti a casa, da soli, i genitori lontani dai figli, i nonni lontani dai nipoti. Lo farà alla grande. Anthony Robbins ha già detto che appena si potranno fare di nuovo i seminari con folle oceaniche lo chiamerà come testimonial per spiegare come si traghetta un popolo dallo scoramento alla folle speranzosa gioia. Una sola domanda: visto che per 10 giorni adesso Conte -sentiti il ministro Speranza, sentito il ministro Boccia, sentito Arcuri, sentito il parere dell’OMS, sentita la signora Maria che fa le pulizie e la Paola del pastificio all’angolo, sentito il veterinario del suo amico e chissà quanti altri per arrivare a ciò che tutti immaginavano tragicamente da una settimana- chiuderà tutto: se a gennaio, metti la sfiga, la terza ondata arriva davvero cosa farà? Si taglierà le vene per la vergogna? Si dimetterà soltanto? O lo faranno cadere prima gli ormai ex alleati Renzi e Italiani Vivi? 

Avremo anche delle vacanze poverissime. Perché questo meraviglioso governo che ha impiegato quasi 110 giorni per riportare a casa 18 pescatori quando la Turchia lo ha fatto in meno di 5, non ha soldi per i ristori. E quindi offre prebende e mancette, orari di finta apertura per non pagare quelli che fa chiudere, ma poi manda le cartelle esattoriali per rientrare dei 600 euro regalati a pochi come fossero la manna dal cielo (senza aver visto che in Germania la Merkel chiude dando a tutti, in tempo reale, il 75% dell’incasso dichiarato l’anno precedente). 

Tornato dalla breve vacanza in Libia con Casalino e Di Maio, il premier oggi ha quindi convocato alle 18 il consiglio dei ministri per decidere quanto già noto: dal 24 dicembre al 6 gennaio l’Italia sarà zona rossa nei giorni festivi e prefestivi e zona arancione nei giorni lavorativi, con coprifuoco anticipato alle ore 20. Ovviamente bar e ristoranti chiusi sempre. Non sia mai che a qualcuno venga voglia di un caffè fuori casa o di un pranzo cucinato da uno chef al posto dei soliti surgelati. Se questa non è una dittatura, vorremmo davvero capire cos’è. Non la si chiama in questo modo solo perché il capo non ha ancora decretato le fucilazioni in piazza di chi non si vaccina o di chi dice che il 95% di chi è positivo al virus lo è in modo leggero o quasi asintomatico o decisamente senza sintomi? 

Avremo vacanze col lasciapassare, come in guerra. Pare, dicono, che post consiglio dei ministri, ci sarà l’ennesima circolare con autocertificazione per -udite, udite- concedere anche a due conviventi non sposati (peccato gravissimo sia in sede civile che religiosa)- di andare a trascorrere la vigilia dai genitori o fare con loro il pranzo di Natale. Grazie “sua magnanimità” di questo gesto di generosa comprensione degli umani affetti. E sempre grazie al buoncuore del governo, anche due persone non conviventi, non congiunti ma con voglia di congiungersi per qualche ora, potranno (e sempre autocertificandolo) effettuare visite nelle abitazioni private di un’altra persona. È una modalità bellissima che non avevamo ancora sentito per dire che la copula è consentita, purché certificata e comunicata in modo che anche la fuga nell’alcova dell’amante diventi pubblica. D’altro canto, sono misure in cui ha messo il becco Casalino: lui è abituato a far vedere in TV tutto, tranne i pochi minuti al cesso. Il GF non fa sconti! Non si sa ancora se nell’autocertificazione si dovranno indicare o se ci saranno limiti anche agli orari di ingresso e uscita … dall’abitazione in cui si fa visita…

Tutti a casa sul divano a dormire o tutti davanti a uno schermo virtuale, avremo il tempo per meditare se sia il caso o meno di continuare a sopportare questo stato di cose. Avremo tempo per cercare di riflettere sul senso della vita, per leggere i libri comperati su Amazon e gestiti dal Kindle perché nel frattempo hanno chiuso librerie e biblioteche e in centro città si entra ed esce solo con percorsi obbligati. E potremo cercare di ritrovare il coraggio di essere uomini e capire che il nostro futuro non è delegabile a una pandemia; e che la vita e la morte, esistono da sempre, convivono, e Samarcanda non si evita con una mascherina o un lockdown.

Avremo sostanzialmente delle vacanze tristi. Dalle quali usciremo più poveri, incazzati e stanchi. E chi vorrà andare all’estero sarà punito con il ritorno e 14 giorni di quarantena. Perché così si fa: colpirne pochi per dare l’esempio a molti. E non conta se chi torna ha il tampone negativo. Ha fatto disperare la mamma, e merita la punizione. Avremo perciò una massa di gente incattivita pronta a scannarsi come i capponi di Don Abbondio. Una guerra tra poveri, tra persone che ormai non hanno più nulla da perdere. Una nazione che già adesso urla per nulla al semaforo, che insegue in auto, che compie atti di violenza in casa (aumentati del 30%), che sfoga la propria rabbia sul primo malcapitato. Una rabbia che il governo fomenta con atti insensati, non concedendo tregue, non offrendo una visione di futuro, non garantendo ristori, stop alle tasse, non gestendo la pandemia, gli ospedali, i medici cui non sono stati concessi aumenti di stipendio, non garantendo l’istruzione a una gioventù che sempre più cresce nel disagio sociale visto che il distanziamento è già imposto; una gioventù squilibrata con gli occhi rovinati come i cervelli davanti alla playstation invece che sui libri di scuola. Un governo che pensa a non far andare a sciare, a chiudere gli hotel a chiudere le persone in casa, a chiudere la vita sociale, i cinema, i teatri, i ristoranti. Quando l’unica cosa che dovrebbe fare è chiudere il proprio mandato, rassegnare le dimissioni, chiedere scusa e consegnare la nazione a libere elezioni che liberassero l’Italia da questa malagestione.