Il Covid19 rende sordi.

Ospito sul Salmone un intervento di una nostra redattrice; il pezzo ovviamente non è controcorrente o cattivo. E’ però una amara riflessione. Politicamente scorretto nei confronti dei molto che fanno i buonisti senza essere buoni, dei tanti che decidono della nostra vita nei prossimi anni. Grazie a Camilla che ci ha regalato questa piccola perla di riflessione dolcemente cinica. Conte dovrebbe vergognarsi se mai avesse un pensiero e una morale, per aver provocato questo sentimento anche solo in una persona. Ma purtroppo sono molte più di una quelle che si sentono come la nostra Camilla.

Dal diario di Camilla. Diario, veloce, di una quarantena
24 febbraio 2020: primo giorno di quarantena “spintanea”… Poiché sono stata a contatto con una persona che, a sua volta, è stata a contatto con un’altra persona che è risultata positiva al virus, mi viene chiesto di lavorare da casa per 14 giorni di evitare di uscire o venire a contatto con altre persone. Beh, dopotutto 14 giorni di isolamento sociale non mi paiono una cattiva idea, oltretutto potrò prolungare lo smartworking giustificata da cause maggiori. Anche se bocca, naso e occhi sono la porta di ingresso del virus, i miei 5 sensi funzionano benissimo.

24 marzo 2020: primo mese di quarantena ora forzata. I primi 14 giorni sono andati via lisci, ma ora inizio a soffrire il confinamento. Siamo però tutti sulla stessa barca ormai… ben distanziati ma chiusi nello stesso perimetro, con un “oceano” che ci divide dal resto del mondo. Mi hanno imbavagliato e costretta a usare guanti di gomma. Qualcuno mi ha fatto notare che il fatto che i miei occhi siano schermati dagli occhiali è una vera fortuna. La primavera è sbocciata mentre io mi sento sfiorire. Il tatto ormai lo uso pochissimo, l’olfatto e il gusto sono utilizzati solo per assaporare i manicaretti che il forno e le padelle di casa offrono a compenso dei piaceri di cucine chiuse da tempo. La vista è stanca di cercare di passare il confine dei 200 mt immaginando come deve essere quello che c’è oltre. Gli occhi bruciano dopo aver passato ore davanti agli schermi che sono ormai l’unico contatto con il resto del mondo.

24 aprile 2020: secondo mese di quarantena. Domani si festeggia la liberazione, ma non è permesso festeggiare qualcosa che non si ha più. Sento solo il rumore dello sconforto, sempre più rari si fanno i canti dai balconi e la musica non riesce più ad alleviare il peso di questo isolamento forzato. I miei sensi hanno deciso di mettersi in quarantena da soli. Mi rimane solo l’udito, sembra che dalle orecchie non possa entrare o uscire il Virus. Non so più se questo sia vero. In effetti mi pare che in molti siano diventati sordi, soprattutto chi sta dando le direttive su cosa fare o non fare.

Il Virus che si combatte sacrificando la libertà, mi dicono sia ancora molto pericoloso, ma sembra confinato tra le pareti delle case degli “infettati”, degli ospedali e le case per anziani. Nulla sento dire degli altri virus che ormai hanno appestato il resto del mondo. Quello della sofferenza di chi sa aver perso tutto perché impossibilitato a lavorare. Quello di chi soffre per non aver potuto stare accanto a chi lo ha lasciato e se ne è andato solo senza un ultimo saluto. Quello di chi si riempie la bocca e la mente di rabbia e invidia verso tutti coloro che, a suo parere, si comportano in modo diverso e potenzialmente pericoloso. Quello di chi cerca di inventarsi ogni giorno una scusa per sorridere ai propri figli e cercare di farli sopravvivere a questa forzata reclusione in 40 mt quadrati senza balcone. Quello di chi guarda l’altro con sospetto perché potrebbe rubargli l’ultimo sacchetto di farina sullo scaffale del supermercato. Quello di chi la rabbia la sfoga verso la persona più debole chiusa nella sua stessa casa.

I virus sono tantissimi e molti sono figli della quarantena, ma, anche questa volta, la cura arriverà troppo tardi.