IL GOVERNO DELLE TENEBRE FIRMA IL DPCM DELLA VERGOGNA.

In un’altra notte insonne, evidentemente il premier Conte e i suoi non hanno di meglio da fare la sera, questo governo che si era vantato di non agire con il favore delle tenebre e invece non fa altro dall’inizio di questa pandemia, firma un altro dei suoi pasticci: il DPCM delazione. Perché non possiamo chiamarlo in altro modo, dopo che Speranza, da Fazio domenica sera, invocando la Stasi e lo stato di psicopolizia di 1984 di Orwell (e qui qualcuno potrebbe dire davvero che leggere fa male, perché non ha capito il senso del libro ammesso che qualcuno glielo abbia letto o riassunto) aveva detto che il DPCM verrà fatto rispettare anche grazie alla delazione. Basta feste, basta nonni che vanno dai nipoti, tutti di nuovo in casa a vivere e morire da soli, monadi isolate. Nel plauso generale di chi sta facendo incetta di lievito tanto che l’Esselunga a Milano ha deciso di razionarlo e non permetterne l’acquisto di più di tre bustine a famiglia perché ormai tutti hanno capito che alle promesse di Pinocchio Conte di non fare un nuovo lockdown non ci crede nessuno. O meglio, un nuovo lockdown dichiarato. Perché, di fatto, ci stiamo tornando. Nel silenzio complice di un’opposizione che alza a malapena un “coro di vibrante protesta” avrebbe detto De Andrè, mentre si gode comodamente la sua ignavia e inazione che consente di non perdere voti e consensi nel caso malaugurato in cui dovessero andare a vincere le elezioni ed essere loro a prendere provvedimenti scomodi. 

Al governo hanno avuto 6 mesi per evitare questa situazione, per rimodernare gli ospedali, per preparare le terapie intensive, per aumentare i bus e i treni, per gestire le trasferte quotidiane verso il lavoro, per creare scuole nei palasport dove non permettono più concerti ed eventi, stanze negli hotel per curare le persone in isolamento pagando gli hotel che obbligano a chiudere perché gravati da costi insostenibili. Non hanno fatto nulla se non protestare contro gli assembramenti e la movida e firmare un nuovo DPCM che blocca di nuovo, di fatto, il mondo del turismo, del divertimento e del tempo libero, creando nuovi problemi psicologici alle persone costrette a casa, nuovi problemi economici ad intere categorie che stanno morendo. E quindi, mentre nella notte leggevo le intelligenti parole del premier che motivava con il forte impegno la lotta alla seconda ondata della pandemia che gli consente di mantenere i pieni poteri, ero preoccupato non tanto dalle scontate parole politiche, ma dalle reazioni degli italiani, asserviti a questo stato di paura indotta che ormai impedisce di pensare razionalmente. Lo disse al processo di Norimberga il maresciallo del Reich” Hermann Göring: “la gente può sempre essere trascinata dai propri leader. È facile, ha a che fare con la natura umana. Lo puoi fare in un regime nazista, socialista, comunista, in una monarchia e anche in una democrazia. L’unica cosa che si deve fare per rendere schiave le persone è impaurirle. Se riuscite a immaginare un modo per impaurire le persone, potete fargli fare quello che volete”. 

Ecco, adesso sono preoccupato. Perché la gente ha paura. E mi preoccupa un popolo di delatori. Di gente che sta alla finestra solo per chiamare i carabinieri perché vede uno tornare dal supermercato con un piccolo sacchetto in cui potrebbero esserci coca cole e patatine per la festa di compleanno del figlio. Mi preoccupa un popolo bue che pensa con la testa di Casalino e dei suoi comunicati stampa. Mi preoccupa chi fa a gara per mettere like su #iostoacasa perché così si omologa al gregge (almeno servisse per l’immunità) e si sente migliore. Mi preoccupa il senso di superiorità dei giudizi e la mancanza di morale giustificatoria che offra un dubbio o un alibi a chi esce senza mascherina come se necessariamente fossero tutti colpevoli e magari non sa che sta andando a correre. Mi preoccupa l’azzeramento del pensiero e la ricerca di conferme nei numeri che parlano dei morti per dire che siamo di fronte alla più grave tragedia dell’umanità. Mi preoccupa l’assenza di giudizio critico. Mi preoccupa chi vorrebbe tornare a cantare dal balcone, fare amicizia con i vicini di casa mentre fino a ieri non salutava nessuno sulle scale. Mi preoccupa chi non si rende conto dei danni economici di questa crisi che saranno più devastanti del virus. Mi preoccupa chi ha abdicato al proprio diritto di pensare e adesso accetta acriticamente i dettami del nostro Winston di Palazzo Chigi. Mi preoccupa chi mi dice che in questo periodo possiamo leggere e studiare, come se leggere e studiare non fossero occupazioni normali ma straordinarie. Mi preoccupa sapere che, per come sono fatto, dopo questo periodo non guarderò più le persone come prima ma mi ricorderò di chi, anche in tempi difficili, ha continuato a ragionare e chi, invece, ha messo il cervello in standby. Lo dico stando a casa. Lo dico accettando e rispettando, anzi sopportando, i decreti in cui non credo e di cui penso siano -almeno in buona parte- inutili. Vorrei qualcuno col coraggio di dire che la vita continua; con prudenza, con precauzioni, ma continua. Perché a fermare tutto il sistema, cambieremo solo il motivo e l’età per cui le persone muoiono: invece che anziani per il virus, giovani per la mancanza di lavoro e risorse. Per cui vivo in questo stato e rispetto i decreti. Ma non significa che li approvi acriticamente o che deleghi la mia capacità di valutazione e di giudizio. E si, mi preoccupo: non di morire, può capitare. Ma di vivere in un paese in cui la paura di morire ha azzerato la capacità di ragionare.