Il turismo agonizza, in fase terminale, ma nessuno fa nulla per salvarlo.

Mentre il Governo sta operando in maniera incomprensibile ad una mente “normale”, paventando la reintroduzione di lockdown parziali, chiusure di bar e ristoranti e di fatto imponendo una dittatura sanitaria che nulla ha a che vedere con la realtà (ci parlano di cifre spaventose ma la mortalità pur esistendo è nella norma di tante altre patologie al momento passate nel “dimenticatoio”… abbiamo 2800 nuovi positivi al giorno con 130.000 tamponi quando ne avevamo 600 a fine aprile con 1900 tamponi e, se i numeri non sono un’opinione, potremmo e dovremmo dire che siamo in una condizione migliore), il mondo del turismo muore ogni giorno, un pezzo alla volta.

Le richieste delle associazioni di categoria, dalle più “accreditate” a quelle “fai da te” non hanno sortito nulla; a nulla servono le grida d’aiuto delle agenzie di viaggio, dei tour operator, dei liberi professionisti del settore (guide turistiche, accompagnatori, animatori, traduttori, agenzie di incentive) che stanno chiedendo da mesi una procedura sicura per riprendere a viaggiare, ma che vengono costantemente ignorati. Il Governo è cieco e sordo. Il ministro Franceschini, che tanto promette e poco mantiene, non è in grado di dare risposte concrete a chi chiede tempi e modi rapidi per aprire almeno dei corridoi turistici sicuri, mentre si occupa della cultura e dei musei con proposte al limite del decente. 

Per sopravvivere bisogna riprendere al più presto a viaggiare; aprire tutte le frontiere non solo quelle europee ma anche quelle extra Shengen. Altrimenti tutta la filiera del turismo morirà. Definitivamente. Pochissimi sopravvivranno, hanno passato l’estate sull’onda lunga dell’entusiasmo della riapertura ma si dovranno fare i conti con il lungo inverno…”winter is coming” … lo sblocco dei licenziamenti, la cig che stenta ad essere applicata e tanti altri ostacoli.

La politica a dir poco incoerente di questo esecutivo, quest’estate, ha falcidiato il turismo nel nostro paese. Hotel 5 stelle che neppure hanno riaperto; hotel 4 stelle vuoti, hotel 3 stelle e minori costretti a fare salti mortali per strapparsi i pochi turisti italiani che se la sono sentita di andare in vacanza sfidando le terribili previsioni che affollavano le pagine dei giornali ogni mattina. Abbiamo appena finito una estate da dimenticare in un anno da cancellare. Adesso l’autunno è “on” e le proroghe ai licenziamenti sono allo scadere, siamo sull’orlo del baratro. 

Astoi, l’associazione dei tour operator facente capo a Confindustria, con il suo neo presidente Pier Ezhaya, ha cercato un dialogo e di aprire spazi di trattativa con il governo per tornare a poter operare, almeno in parte, con corridoi turistici e procedure sicure pur nel rispetto delle norme e della situazione. «Altrimenti – afferma il manager di Alpitour – senza la possibilità di riapertura di almeno alcune destinazioni, per gli operatori del settore sarà il tracollo”. Le possibilità ci sono: ad esempio si potrebbe adottare il “modello crociera”; disporre tamponi prima e dopo la partenza, in entrata e uscita dal paese. Ma si deve affrontare la situazione con mente aperta, cosa che questo governo pare non saper fare. Infatti blocca i viaggi da e per paesi extra europei con contagi vicino allo zero e non si preoccupa di quelli europei come Francia e Spagna con più di 10.000 casi al giorno. Il modello Schengen/extra Schengen, dovrebbe essere considerato in modo differente. Ma, per ora, nessuna risposta concreta».

Nel frattempo il presidente Conte, spalleggiato dal suo fedele ministro della Salute Roberto Speranza, è concentrato sul mantenimento di uno status che anche le ultime elezioni amministrative gli hanno sconfessato. Non ha forse il tempo per poter pensare al settore che da solo vale il 13% del PIL del paese, come viene costantemente sbandierato dai politici in campagna elettorale? «Andremo in Parlamento a chiedere la proroga dello Stato di emergenza fino al 31 gennaio» ha detto, invece – Per fare cosa, non si sa. Mentre tutto sta crollando intorno. Mentre il ministro del Turismo e dei Beni Culturali continua, almeno apparentemente in assenza di atti concreti, a sottovalutare il problema e la crisi del settore. Bei tempi quando c’era il ministero del Turismo, abolito con un referendum non solo miope ma assurdo.

Le aziende attendono ancora, infatti, l’erogazione dei 25 milioni promessi in risorse a “Fondo Perduto” stanziate lo scorso maggio dal Decreto Rilancio e ribadite con faraoniche promesse dal decreto agosto poi (240 milioni). La cassa integrazione sta per scadere, e nessuno parla di proroghe che -secondo Astoi- andrebbero invece attuate per molti altri mesi fino al 2021.

Siamo ad ottobre. TTG, la fiera trade del turismo più importante, è alle porte. A Rimini, la prossima settimana, i player si ritroveranno, ma a parlare di cosa? La speranza è che, almeno in quella sede e in quell’occasione, il ministro Franceschini si presenti a parlare agli operatori mettendo in tavola proposte concrete e, ancorchè non risolutive, quantomeno in grado di tracciare una linea certa per i prossimi mesi. Altrimenti sarà stata una fiera anticipatrice di un de profundis del settore. E il turismo italiano, invidiato in tutto il mondo, non merita certo questa fine. Magari meriterebbe amministratori competenti e dedicati e forse, la (ri)creazione di un ministero dedicato a incoming, outgoing e il settore tutto!