INPS HACKERATO? MA FATECI IL PIACERE!

Abbiamo avuto il sito dell’Inps hackerato. O almeno: questo è quello che ci raccontano tramite il suo presidente Pasquale Tridico. “Il sito dell’Inps è stato chiuso a seguito degli attacchi hacker ricevuti che hanno provocato «disfunzioni» e sarà riaperto con orari diversi per chiedere le prestazioni per patronati e consulenti e per i cittadini”. Queste le sue dichiarazioni, intervistato dal Tg1. “Lo riapriremo – ha detto – dalle 8.00 alle 16.000 per patronati e consulenti e dalle 16.00 per i cittadini”. Certo. Così i cittadini si collegheranno di notte, tanto non andando a lavorare non hanno nulla da fare di giorno e possono dormire per recuperare le ore perse di notte. 

La posizione è stata confermata immediatamente anche dal nostro emerito Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per giustificare le schermaglie (per non dire di peggio secondo quanto riportano alcuni rumors del centrodestra) con Matteo Salvini al vertice di Palazzo Chigi sull’emergenza Covid-19. Parrebbe che Winston si sia alterato perché Salvini ha pubblicato un post in cui diceva che il sito Inps era in down. Pare che abbia detto che alimentare malcontento è differente dal confrontarsi politicamente come doveva avvenire nell’incontro e Salvini gli abbia risposto che il sito in tilt non è un malcontento ma un dato di fatto oggettivo; spalleggiato in questo da Tajani e Meloni che davano rilievo alla gravità della situazione. 

Ma al di là delle polemiche politiche vere o false, non eravamo presenti per cui non possiamo dirlo, resta un dato inequivocabile: il sito INPS era fuori servizio. E non era proprio una cosa inattesa, anche se avrebbe invece dovuto essere una sorpresa il fatto che avesse funzionato. Dovevano lavorarci da giorni a farlo funzionare. Perché, come nel caso del virus per il governo, anche all’INPS sapevano che l’accesso sarebbe stato massivo, sapevano che avrebbero avuto una richiesta enorme di accessi e informazioni, inserimento dati e documenti. 

Ora, che all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale siano più attenti a chiedere i versamenti dei contribuenti che a dare i soldi, non è un dato di oggi. È una macchina burocratica statale vessatoria. Ogni loro comunicazione, per quanto tentino di smorzare i toni, è sempre a contenuto garbatamente intimidatorio, anche quando ti dicono che va tutto bene. Lo stile è infatti “ti abbiamo controllato attentamente e dalle verifiche effettuate sul tuo conto abbiamo visto (e qui la bavetta del funzionario con la lacrima per non essere riuscito a trovare nulla di negativo la immaginiamo e già ci vediamo il fumetto) che tutto è regolare”. Evito di andare a elencare tutti i Dgls e le procedure che invece ti scrivono quando qualcosa non va, intimandoti di produrre la documentazione necessaria entro il termine ultimo del …. Ma in fondo è quello il ruolo, nulla da eccepire o stupirsi. Fanno il loro “sporco” mestiere per il bene del Paese. Solo che il bene del Paese, non ricade sui cittadini. 

Se hai bisogno di qualcosa infatti devi autenticarti con la SPID, poi col PIN poi con la PEC, poi con la password esecutiva, e infine con un piccione viaggiatore che deve trovare la strada di casa e tornare portando i documenti in originale per confermare che qualcuno non ha assunto una falsa identità virtuale! Ma fateci il piacere! E soprattutto evitate di prenderci in giro. Forse a Tridico non hanno spiegato bene cosa fanno gli hacker. Ha sentito questa parola legata ai siti e l’ha usata pensando che nessuno sapesse cosa voleva dire. Ci sta. Non tutti sono competenti di tutto. Però il nostro Presidente Conte? Lui ha la Casaleggio & Associati dietro la scrivania. Neppure tanto nascosta delle bandiere dell’Unione Europea che continua a esporre mentre molti sindaci le hanno già tolte dai loro uffici e pennoni comunali. Conte ha un’agenzia social e internet che fa sfigurare la “bestia” di Salvini; l’hanno messo loro lì a fare le dirette Facebook invece che usare la Rai. Loro (e lui di conseguenza) dovrebbero sapere come funziona il meccanismo Internet e cos’è un hackeraggio. 

Visto che ci prendono per il naso, vorrei ricordare loro che gli hackers, quelli veri e tosti, non operano scambiando email di collegamento facendo apparire a Paolo il profilo di Martina, inserendo il codice fiscale di Luca al posto di quello di Raffaella, facendo apparire la cartella contributiva di Giosuè al posto di quella di Francesco. No. Quello è un malfunzionamento del sito. E’ un data breach gravissimo perché ieri non si sa i dati di quanti siano finiti erroneamente nei desktop di altri. Ed è gravissima la violazione della privacy fiscali di quanti? milioni? -non lo diranno mai- di cittadini contribuenti che non sapranno di essere stati violentati informaticamente e spiati magari dal vicino di casa o da qualche estraneo oggi in possesso del suo profilo fiscale e dei suoi pagamenti contributivi. 

Gli hackers operano in modo differente. Gli attacchi, normalmente, avvengono per danneggiare il sito attaccato, ponendolo in down completo, isolandolo perché non possa più essere raggiunto. Oppure avvengono per rubare i dati, non per fare sharing on line di database. Una volta rubati, i dati vengono usati per creare false identità, per ottenere pagamenti, per rubare soldi dai conti correnti. Gli hackers non si collegano al conto di Mario per fargli chiedere i soldi al posto di Roberto. E Maria la panettiera non ha interesse a chiedere la cassa integrazione straordinaria a nome di Marlene la barista all’angolo. Perché questo è quello che è successo ieri. Non un attacco hacker, ma un funzionamento pessimo del sito che ha provocato il blocco da parte dell’Inps (che infatti ha subito diramato i nuovi orari di accesso) non appena gli uffici si sono accorti di quello che stava capitando, per evitare guai peggiori. Altro che attacco hacker.

Sbagliare è umano. Sbagliamo tutti, a volte ripetutamente. Sbagliare è un problema grave quando coinvolge tante persone innocenti, come nel caso dell’Inps. Ma si può porre rimedio. Irrimediabile, ingiustificabile e incomprensibile, è invece la spocchia, l’arroganza, la falsità con cui si diffondono le notizie. Dare la colpa agli hackers di una propria incompetenza è forse peggio dell’incompetenza stessa. È un tentativo di ingannare le persone già danneggiate e provate dalla situazione. È ancora una volta far scendere di un altro punto la fiducia nelle istituzioni. Se mai ce ne fosse ancora.