LE IMMAGINI DEI CRIMINI A BOLOGNA, NELLA MOSTRA “CRIMINIS IMAGO”

Le immagini catturate dagli obiettivi di Walter Breviglieri e Paolo Ferrari, due celebrati fotografi di cronaca e attualità bolognesi, sono il soggetto di una mostra che narra dei crimini nei quali Bologna ha fatto da involontario sfondo. Dalla Banda Casaroli ai delitti del Dams, dalla strage del 2 agosto all’Italicus fino alla Uno Bianca: 50 anni di crimini e processi a Bologna che intersecano la storia del Paese.

Il processo a Rina Fort (foto W.Breviglieri)

Sarà l’Oratorio di Santa Maria della Vita (via Clavature 8/10) ad ospitare dal 23 ottobre al 10 gennaio 2021 un’interessante mostra dall’inquietante titolo di “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”.

Genus Bononiae, musei nella città, ne è l’organizzatore, in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bologna, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri.
100 fotografie in bianco e nero, cui si aggiungono immagini tratte dagli archivi della Polizia Scientifica, saranno il percorso espositivo che narra mezzo secolo di crimini e processi a Bologna e in Emilia-Romagna, attraverso le ottiche di due maestri della cronaca: i fotografi bolognesi Walter Breveglieri (dal 1949 al 1972) e Paolo Ferrari (per il periodo 1972-2000).
E’ il distillato di un lavoro di documentazione puntuale, da reporter, che ha per oggetto i luoghi del delitto e le aule dei tribunali. La mostra racconta, non solo crimini commessi all’ombra delle Due Torri, che hanno segnato la storia nazionale, ma anche delitti consumati in altre città ed approdati, poi, a Bologna in Cassazione.
Breveglieri e Ferrari furono, per mestiere, testimoni di alcuni dei fatti più importanti della storia italiana, che immortalarono col piglio dell’inviato sul campo, tanto che Ferrari dirà in seguito: “Pensavo di lavorare per la cronaca, e invece lavoravo per la storia”.

Delitto Nigrisoli: il veleno iniettato (foto W.Breviglieri)

La casa editrice Minerva, proprietaria dell’Archivio Fotowall di Walter Breveglieri, che è stato affiancato per l’occasione dall’Archivio Ferrari, acquisito nel 2015 da Genus Bononiae ha edito il catalogo.
L’iniziativa ha trovatl l’appoggio del Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato che l’ha curata assieme a Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari.
Le immagini dei due fotografi sono articolate in sezioni, partendo come cronologia, dagli scatti di Breveglieri, che ci riportano alle storie della Banda Casaroli, che nell’autunno del 1950 seminò terrore e morte: una storia che ispirò anche Florestano Vancini, che dedicò un film alla vicenda.
Tra i fatti delittuosi che accesero il dibattito pubblico anche quello dell’ambasciatore Ettore Grande, accusato di aver ucciso la consorte a Bangkok, condannato a Torino, poi assolto in Assise a Bologna nel 1951; quello di Rina Fort, accusata dell’assassinio della moglie e dei tre figli del suo amante, processo che giunse in Corte di Cassazione a Bologna nel 1952 il caso Carlo Nigrisoli, condannato in primo grado all’ergastolo per l’avvelenamento della moglie Ornella Galeffi.

Il processo della Uno Bianca (foto P.Ferrari)

A Paolo Ferrari si debbono le immagini drammatiche delle Stragi dell’Italicus, del Rapido 904 e della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, fino ad arrivare alle nefande gesta dei fratelli Savi, tristemente noti come la Banda della Uno Bianca. Il luogo dell’omicidio di Francesca Alinovi e il ritrovamento della salma di Angelo Fabbri, ricompresi nella generica definizione di ‘delitti del Dams’. Il drammatico sequestro dell’imprenditore bolognese Eugenio Gazzotti, il terrorismo con i processi ad Ordine Nero e a Prima Linea, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro.

Battuta per il rapimento Fantazzini (foto P.Ferrari)

«Nonostante il momento difficile ci fa piacere inaugurare una nuova mostra, che regala al visitatore la storia per immagini della seconda metà del ‘900 di Bologna: fatti delittuosi compiuti e giudicati nella nostra città negli ultimi 50 anni e altri crimini – ha spiegato Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella cittàIl mondo della cultura è stato fortemente colpito dal primo lockdown e mi auguro che i musei non siano coinvolti in nuove chiusure, anche in considerazione del fatto che sono tra i luoghi più sicuri per i cittadini, per il pieno rispetto delle norme sanitarie e del distanziamento».

Il percorso di mostra accoglie anche alcuni oggetti d’epoca: macchine fotografiche, un banco ottico del 1903 della Polizia Scientifica, divise storiche delle forze dell’ordine, fino alle moto e auto della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri- tra cui una Topolino del 1939 e una Giulietta del 1961 – esposte nel cortile di Palazzo Pepoli.

Durante il periodo di mostra la Cineteca di Bologna sosterrà l’esposizione con la programmazione di una rassegna di film a tema.