Le nuove skills per un lavoro nel settore dell’accoglienza. Ma non solo.

Il mondo cambia; cambiano le necessità di clienti e fornitori; e, di conseguenza, cambiano gli aspetti valorizzanti considerati dai cacciatori di teste o dai direttori di risorse umane, al momento del colloquio. Una linea coerente e diretta che vale in ogni settore professionale per cui non poteva mancare, in Bit, un approfondimento su cosa questo significa nel mondo dell’accoglienza.

Paola Baldacci, giornalista da sempre attenta alle dinamiche di cambiamento di settore, ha moderato un interessantissimo panel di lavoro da cui sono emerse alcuni spunti da considerare con attenzione per chi si candida come per chi ricerca e vuole risorse pronte al mercato in rapido cambiamento.

Incalzati dalla Baldacci, Riccardo Campione -Professor of Technology and Innovation di Les Roches Global Hospitality Education, Marco Comensoli -Head of Hotels & Leisure Italy of Colliers International, Valeria Minghetti – Senior Researcher Università Ciset e Matteo Mozzetti – HR Director del network di ristoranti di pasta Miscusi, hanno tracciato il profilo dei nuovi candidati ideali di settore.

Prima di tutto è emersa la grande necessità di figure che integrino il profilo tecnologico, la capacità di interagire con la data intelligence per avere successo. Oggi, il Revenue Manager diventa lo stratega, hanno detto, in quanto il viaggiatore lascia innumerevoli tracce del suo passaggio e della sua vacanza o viaggio. Saperle intercettare e conoscerne le dinamiche e le ragioni di scelta, permette la profanazione e l’offerta di servizi sempre più personalizzati che creano fidelizzazione. Purtroppo invece, ci sono ancora troppe figure distinte: grandi tech manager che conoscono analisi e conversioni ma non hanno invece conoscenza di settore, o grandi esperti di hotellerie e ospitalità che però faticano a dialogare con i nuovi sistemi come Python, SalesForce, Tableau, PoweBi.

Questo il motivo per cui la formazione oggi, avviene in modo sempre più interattivo, con lavori di gruppo, simulazioni, analisi sul campo, role play; in aula si fa pratica, mentre la teoria si studia fuori, nei “compiti a casa”.

Un altro aspetto che conferma questa richiesta di integrazione tra funzioni, arriva dai dati: in Usa 1 persona su 2 usa sistemi di Voice Control; è sempre più alta la percentuale di app per la faccian recognition, e la blockchain si sta diffondendo a velocità esponenziale. In molti hotel i servizi in camera si prenotano tramite un whatsup dedicato, o chatbot interattive. In Ibis, addirittura, si sta andando verso un modello ancora più estremo, dove il manager d’accoglienza è immerso nella realtà degli arrivi perché si sta eliminando il bancone reception e lui cammina tra gli ospiti mettendosi al loro servizio e semplificando le operazioni di registrazione.

Una spinta nella ricerca dei nuovi modelli arriva dalle tecniche di neuromarketing applicato al mondo dell’hotellerie; l’Università in questo sta mettendo in atto processi di lavoro che porteranno in brevissimo tempo a capire non solo il “cosa (o il come)” ma anche e soprattutto il “perché”delle scelte delle persone.

In un mondo sempre più proteso verso un futuro che assomiglia a Minority Report o A.I. non c’è più spazio per l’uomo? No. L’uomo resta centrale. Anzi. L’esperienza e la capacità di interagire a livello internazionale e interculturale diventa anzi di giorno in giorno sempre più importante. La capacità empatica di stabilire relazioni, è fondamentale. Per questo, nella preparazione dei candidati, un valore altissimo viene dato all’esperienza all’estero, magari in paesi come il medio oriente o il Far east, per confrontarsi con modalità e culture diverse e proporre nuovi punti di vista.

E a proposito di nuovi punti di vista, un insider per chi si candida: guardate il profilo Instagram dell’azienda in cui vi candidate, il modo in cui comunica. e presentatevi preparati a rispondere anche in modo “social” al colloquio!