Le richieste di Federcongressi&Eventi a Conte. Prima del DPCM.

Prima che il premier Conte faccia la solita conferenza stampa su Facebook o da qualche altra parte magari meno istituzionale e di quelle notoriamente utilizzate dei suoi predecessori, ci preme portare alla sua attenzione una richiesta che arriva direttamente da Federcongressi&eventi.

Se è vero come alcune fonti raccontano in queste ore, che per la prima volta Conte non si farà dettare l’agenda e le decisioni dai vari medici e dai vari commissari di cui fino adesso si è circondato, di fatto delegando il suo ruolo a quello di lettore di parole altrui speriamo che questo sia il primo segno di un ascolto a chi fino ad oggi ha gridato aiuto nel vento. Se è reale quindi che oggi in qualche modo provi a giustificare il suo ruolo e a dargli un senso, cosa che non può che farci piacere e cui plaudiamo perché è quello che ci aspettiamo da un premier ed è quello che gli abbiamo sempre contestato ovvero la mancanza assoluta di polso e la mancanza assoluta di decisioni pensate a livello politico ed economico e non sotto la spinta dell’emozione e dell’emotività per raccogliere voti, pare quindi che il suo indirizzo nel promulgare l’undicesimo DPCM stia pensando di limitare le chiusure. E pare che il premier stia lottando con i suoi alleati di governo per non utilizzare una stretta definitiva e finale che ucciderebbe le attività economiche italiane. È vero che ha detto che ci sono “attività sacrificabili”, senza capire che il sacrificio lo sta chiedendo non solo a chi deve rinunciare alla palestra e a chi deve rinunciare alla tinta dei capelli, ma a tutte quelle attività che in questi mesi sono già state vessate e messa in ginocchio dai suoi lockdown più o meno dichiarati. Fatta salva questa incresciosa caduta di stile dovuta probabilmente alla diretta, riteniamo che le richieste di Federcongressi&eventi al governo siano il minimo. Il mondo degli eventi, dei congressi, delle fiere, già profondamente piegato e semi ucciso nei mesi scorsi, stava lentamente riprendendosi. Allo stesso modo il mondo dei matrimoni, allo stesso modo il mondo di tutte quelle micro attività legate alla comunicazione live che il governo invece si impegna sistematicamente a uccidere non appena si sente aumentare di una unità il numero dei ricoverati o anche solo dei positivi al tampone.

Ma poiché questo mondo rappresenta insieme al turismo il 13 forse il 15% del Pil italiano, e poiché milioni di persone e di conseguenza milioni di famiglie dipendono dall’apertura di queste attività, ecco che la richiesta di Federcongressi&Eventi non può che risuonare alta in attesa di risposte formali e pratiche, e non solo di belle parole. Cosa si chiede? Semplice: un tavolo di trattative, in cui mettere in campo iniziative, regole, regolamenti, strutture, situazioni con le quali confrontarsi per evitare che ci sia propagazione del virus durante le attività del settore. Il mondo delle fiere, dei congressi e degli eventi ha già dimostrato di sapere reagire e di tutelarsi in vari modi; nessun evento o nessuna fiera ha dato origine a nuovi casi di coronavirus né a nuovi casi di positività. Il settore chiede quindi di poter definire le modalità con le quali evitare un nuovo crollo (questa volta definitivo) perché un nuovo Lockdown sarebbe non solo impensabile ma estremamente dannoso per tutta l’Italia che lavora e che è dipendente da questa filiera. Il mondo produttivo della live communication si era già levato sabato a Milano con una richiesta d’aiuto in piazza del Duomo dove, con rispetto delle regole e profonda dignità aveva radunato 1300 rappresentanti del settore che con i loro #bauliinpiazza completamente vuoti chiedevano la ripresa dell’attività teatrali dei concerti, degli eventi, delle manifestazioni, dei meeting, dei road show, dei viaggi incentive; non si chiede denaro in concessione, ma la possibilità di tornare a vivere del proprio lavoro. Dignitosamente, se è ancora vero che l’Itralia è una Repubblica fondata sul lavoro e non sull’assistenzialismo. 

E oggi Federcongressi&Eventi chiede che nel nuovo DPCM non vengano non solo inserite nuove situazioni di chiusura o nuove regole che renderebbero di fatto impossibile l’attività del settore, ma altresì che vengano sgravate alcune di queste regole e che venga creata una situazione di negoziazione che renderebbe possibile in assoluta sicurezza e senza negare la gravità del problema, la ripresa produttiva del comparto.

“Si, perché -dice il comunicato di Federcongressi&Eventi- quando il Governo non sa cosa fare di fronte al Covid19 chiude le fiere e i congressi causando un danno incalcolabile al sistema economico delle principali città italiane e a migliaia di imprese. Bloccare le fiere e i congressi significa spegnere l’economia del paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio i service tecnici. Si colpisce un settore in cui il distanziamento è semplice e sono stati fatti ingenti investimenti dagli operatori per le misure di sicurezza come rilevatori agli ingressi di temperatura corporea, sistemi di igienizzazione degli spazi, percorsi guidati e conta persone per non creare assembramenti. Non ci sono stati focolai di contagio nelle fiere e nei congressi appena svolti. Chiudere adesso significa non poter neppure programmare l’attività del 2021 distruggendo un intero settore che invece resta aperto in altri paesi europei con tassi di contagio ben più alti del nostro. Si lasci alle Regioni la scelta delle manifestazioni e grandi eventi da vietare tramite ordinanze”.

Il comunicato si conclude in modo chiaro: “Siamo disponibili a concordare nuovi protocolli di sicurezza, ma non a nuove chiusure”. Ecco, in attesa dei like sulla diretta facebook, il premier speriamo abbia ricevuto e meditato anche su queste richieste. Non ci paiono folli. E se davvero lui sta prendendo finalmente una posizione politica sue questa pandemia, e non solo emotiva, speriamo le faccia sue.