Legge sui servizi digitali UE: cosa porterà all’Unione Europea?

Gli addetti ai lavori e gli esperti del settore stanno utilizzando diversi “aggettivi” più o meno favorevoli in riferimento al progetto di legislazione digitale che la Commissione europea presenterà la prossima settimana. In attesa dei dettagli vediamo cosa se ne pensa.

Sebbene i dettagli del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA) debbano ancora essere finalizzati, se verranno adottati, avranno senza dubbio enormi implicazioni per entrambi: sia per i fornitori dei servizi digitali con sede nell’UE sia per le società provider che servono gli utenti europei, compresi gli utenti high tech.

La Commissione europea, presideuta da Ursula Von der Leyen, ha preso l’impegno di creare “un’Europa adatta all’era digitale”. Per molti addetti al settore questa opportunità viene vista in maniera positiva, per l’Europa, per riscrivere il regolamento digitale. A patto di giocare bene le sue carte.Gli Stati Uniti si sono concentrati sulla legge antitrust, ma il risultato è stato hanno che questa si è dimostrata troppo lenta e non abbastanza forte per frenare il tipo di potere che hanno le grandi aziende tecnologiche.

Sebbene negli ultimi due decenni ci siano stati progressi tecnologici che hanno cambiato la vita degli europei, la legislazione dell’UE che regola le responsabilità delle piattaforme, come i social network, croce e delizia della libertà di espressione, quando ospitano i contenuti di altre persone non è cambiata.

Il pacchetto di leggi DSA mira a rivedere le vecchie regole, chiamate “direttiva sul commercio elettronico”, mancano di aggiornamento dagli ultimi due decenni, ad onta del progresso che invece si è registrato proprio su quelle piattaforme.
La libertà di espressione è uno degli esempi più evidenti al riguardo. Nessuna regolamentazione significherebbe che la capacità delle persone di partecipare al dibattito pubblico sarebbe determinata essenzialmente da aziende che potrebbero stabilire le proprie autonome regole di partecipazione.

Se la proposta affermasse, ad esempio, che ogni piattaforma che ospita il dialogo fra attori dovrebbe avere tecnologie “obbligatorie” per determinare attraverso un algoritmo il dialogo potenzialmente illegale, prima che venga caricato, ciò potrebbe portare i giganti della tecnologia a filtrare più molti più commenti, applicando una censura arbitraria preventiva, al fine di evitare costosi problemi di responsabilità, sostengono gli esperti.

Ursula Von Der Leyen

Vari carteggi che hanno portato alla presentazione della proposta hanno affermato che il disegno di legge potrebbe comportare una multa fino al 10% del fatturato per gravi violazioni della concorrenza ai giganti della tecnologia.
Forse un cambiamento meno profondo, ma che potrebbe semplificare la vita delle persone se incluso nella legislazione, sarebbe la compatibilità obbligatoria tra le “app”.
La Commissione vuole proporre una sorta di lista nera di cose che nessuna delle grandi società di controllo degli accessi sarebbe autorizzata a fare.

Tra gli altri standard più tecnici, si ritiene che la Commissione potrebbe proporre l’obbligo per un’impresa di rendere i suoi servizi compatibili e interagibili con i concorrenti. Per quanto riguarda i provider di messaggistica, fra i più utilizzati oggi, ciò significherebbe che sarebbe possibile inviare un messaggio dalla piattaforma WhatsApp leader del settore a Viber, ad esempio.Tuttavia, se proposta, l’interoperabilità obbligatoria significherebbe che un nuovo servizio di messaggistica potrebbe decidere di consentire ai propri utenti di inviare messaggi a WhatsApp e viceversa.

Insomma molto fumo e poca chiarezza., al solito.