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Capiamo bene l’Enit. È un altro carrozzone statale pagato con i soldi dei contribuenti che deve in qualche modo giustificare la sua esistenza. E ci sta tutto. Il problema dell’Enit è non solo l’incapacità congenita, la strafottenza di chi sa che tanto è pagato ugualmente, sia che faccia, sia che disfi, bensì l’arroganza. Quella che spinge a rispondere alle proteste di chi giustamente pretende che la realtà sia riportata correttamente.

Vediamo i fatti. Nei giorni scorsi, l’Eni ha pubblicato uno studio secondo il quale gli hotel sarebbero pieni al 47,5%, (smentito immediatamente nella realtà da Federturismo, Federalberghi, Assoturismo e Confalberghi contro i dati sul Ferragosto e le possibili interpretazioni ottimistiche degli stessi, che li danno pieni al 46). E chissenefrega dei pochi centesimi di punto ci verrebbe da dire, se non fosse appunto per l’arroganza. Il problema non è avere i dati perfettamente aggiornati al centesimo, anche se comunque visto il ruolo istituzionale sarebbe quantomeno consigliabile non essere colti in fallo. Il problema è l’assoluta assenza di capacità comunicativa che spinge a un comunicato delirante di esaltazione dell’operato dell’agenzia e del governo come se avessero ottenuto il 100% di un successo contro ogni aspettativa. 

Ci spiace. Ma una frase come “quasi sold out a Ferragosto” non solo non è veritiera, non solo travisa la realtà come ha immediatamente stigmatizzato Bocca di Federalberghi, ma dimostra che il pusher di Enit ha sbagliato a tagliare la droga fornita e ha dato degli psicofarmaci degni di Alice nel Paese delle meraviglie. Anche fossero veri i dati al 47,5%, ovvero meno della metà delle occupazioni possibili, come si fa a dire “quasi sold out”? Forse all’Eniot serve un ripasso di inglese. Sold out sta per tutto esaurito. E meno della metà delle occupazioni sta per quasi tutto esaurito? Forse all’Enit non solo travisano la realtà per effetto di qualche cosa di strano che aleggia nell’ufficio comunicazione, non solo stanno vedendo un altro film come affermato da Federalberghi, non solo stanno coprendo la verità per scopi ormai degni di 1984 di Orwell o veline di regime come immediatamente sostenuto dalla presidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli, che ha subito parlato di una narrazione Enit “probabilmente travisata con dati che indicano un turismo italiano in piena salute, con località sold out e incassi da capogiro contro una situazione reale ben diversa, con perdite per più di 50 miliardi di euro, occupazione dimezzata, incassi falcidiati dalle spese enormi sostenute per sanificazione e pulizie straordinarie (più volte al giorno), perdita totale del turismo straniero, scarsa propensione alla programmazione del turista italiano”. 

Ecco se per l’Enit questo è un successo, non vorremmo mai capire o vedere cos’è un disastro. Perché questa divulgazione di notizie a scopo propagandistico, non è solo falsa nella forma e nella sostanza, ma è testimonianza della volontà di coprire le proprie lacune nel non essere riuscita ad imporre al governo misure realmente tutelative del nostro turismo. 

La realtà dice Vittorio Messina, presidente nazionale Assoturismo Confesercenti, è che “i dati di Enit interpretati con un eccessivo tasso di ottimismo, si riferiscono solo al tasso di occupazione delle stanze disponibili online, e quindi è una fotografia incompleta: dal calcolo mancano completamente le oltre 23 mila imprese ricettive – di cui 3 mila alberghi – che hanno scelto di rimanere chiuse”

“Dalla fine del lock down stiamo monitorando settimanalmente aperture e andamento occupazionale, ma ancora oggi più del 50% delle strutture è chiusa e quelle aperte resistono con difficoltà con un tasso di occupazione delle camere che difficilmente raggiunge il 20% – ha detto all’Ansa Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi- e le realtà che hanno potuto riaprire sono per lo più nella destinazione di mare, dove la stagione è limitata alle poche settimane di luglio ed agosto, ma comunque neppure il Ferragosto riesce a riempire gli alberghi. Con una situazione ancora più drammatica per le città d’arte”. 

Questa la situazione reale. Di fronte a questi dati, a queste lamentele, L’Enit cosa fa? Perde un’altra occasione per tacere ed evitare una nuova figura poco esaltante e replica “Non comprendiamo la polemica e le reazioni innescate da alcune associazioni di categoria sui dati emersi dall’ultimo bollettino Enit. Dal primo bollettino -afferma la nota dell’Agenzia- sono evidenziate le criticità relative alle città d’arte italiane e di molte destinazioni anche balneari che soffrono per l’assenza di turisti d’oltreoceano. Il dato sulle prenotazioni online per la settimana di Ferragosto (dove è citata la fonte Booking.com) si inserisce in un contesto fortemente influenzato dalle compensazioni delle partenze da parte degli italiani per le tradizionali vacanze estive ed è comunque un segnale positivo da evidenziare e che continueremo a monitorare. Ciò nonostante, come ampiamente indicato anche nell’ultimo bollettino, le imprese in attività non raggiungono la completa occupazione delle camere come negli anni passati nemmeno nelle settimane di altissima stagione”.

Ora, non capiamo se all’Enit sappiano cosa dicono oppure no; ed in questo caso vale l’evangelico perdono a prescindere “perché non sanno quello che fanno”. Ma se così non fosse, come si giustifica la non comprensione di fronte non a una polemica, ma ad un semplice riportare alla verità la situazione che vive il settore? Capiamo, dicevamo che l’Enit debba in qualche modo giustificare i propri stipendi e la propria esistenza. Ma almeno abbia la decenza di non dire che “non comprende”. Perché non capire che la situazione è drammatica e che il 46 o 50% di occupazione non sono dati da esaltare ma di cui preoccuparsi è solo incompetenza. Ed è un dato assodato nel caso Enit. Ma non capire perché hai fatto arrabbiare qualcuno è pericoloso perché significa non capire la realtà in cui vivi. Ed è peggio.