Lo strano caso dell’Ermitage Bel Air Medical, fra Abano e Teolo

Un hotel che necessita di autocertificazione per gli spostamenti al proprio interno? Esiste!
A volte le leggi, o meglio i Dpcm emessi a raffica, creano situazioni che sfiorano la comicità. E’ il caso di un albergo di Abano Terme che “sconfina” nel comune di Teolo, creando (ipoteticamente) non pochi disagi nella gestione del quotidiano.

Per andare dal parcheggio alle stanze, dalla reception alle suite a nord della struttura, o per portare la biancheria pulita dalla lavanderia alle stanze bisognerebbe compilare ogni volta l’autocertificazione: questa l’assurda, e grottesca, situazione in cui si potrebbe trovare l’Ermitage Bel Air Medical Hotel di Abano -Teolo, nell’area delle Terme Euganee (in Veneto)  alla luce dell’ultimo Dpcm, che vieta di passare da un comune all’altro il 25 e 26 dicembre e il I gennaio prossimo.
L’hotel, insiste su un’area di 24mila mq fra edifici, parco e piscine, a cavallo fra Abano Terme e Teolo e quindi per svolgere qualsiasi normale attività si passa necessariamente da un comune all’altro. 

Certo è un caso particolare, ma secondo gli zelanti (e a volte paradossali) regolamenti che andranno ad essere imposti per le festività, al fine di evitare ulteriori contagi, il che è un nobile intento, ma svilito dal non essere gestito con un po’ di “grano salis” provocherà qualche situazione al limite della follia.
Ad esempio il 31 i clienti non potranno cenare in sala poiché gli spostamenti fra comuni sono vietati e dovranno accontentarsi della cena in camera, ma chi la porterò loro? Balla domanda…

Marco e Silvia Maggia, fratello e sorella gestori del complesso hanno chiuso fino al 19 dicembre, ma come faranno con le 50 prenotazioni arrivate fra mille incertezze e domande a riaprire?
«E’ una situazione schizofrenica – commentano i titolari dell’Ermitage – ma non ha nulla di ilare. C’è gente che soffre, non si può curare, resta abbandonata, per non considerare l’aspetto di una economia massacrata che ha perso fino all’80% del proprio potenziale. Tutto questo evidenzia una mala fiducia dello stato nei confronti degli operatori economici, stato che emette norme a “prova di furbetto”. Insomma, di certo ci sono cose da rivedere, e in fretta. Forse meglio sarebbe stato chiudere del tutto con una politica di “risarcimenti” (non parliamo di ristori, fa molto attività di catering…ndr ) seria come effettuano altri paesi europei».

Marco Maggia

Ma non è l’unico esempio: c’è un bar “unico così in tutta Italia”, i cui locali sono divisi tra Emilia-Romagna e Toscana. La macchina con cui preparano i caffè è nella parte sul territorio di Castiglione di Garfagnana, la cassa, per pagare la consumazione, è nello spazio incluso già a San Pellegrino in Alpe.Che regole valgono in questo caso? I clienti, nel frattempo, sono confusi, non sanno se possono accedere per un caffè o meno. E il titolare non sa cosa rispondere. Lo stesso dilemma, a parte l’anticipo della celebrazione nascita del Bambin Gesù (per Dpcm!!!), riguarda anche la chiesa della frazione tosco emiliana che, come il bar, è esattamente sul confine. 

Insomma niente spostamenti fra comuni, autocertificazione per 10  metri, quarantena …per 3 giorni di terme, o per un caffè.

E siccome a pensar male ci si azzecca sempre, ci vien da dire: “chi male pensa male agisce”
(riferito alle norme….)