Parole soltanto parole. Dal sindaco Sala.

“Daspo urbano per “rom e abusivi”. Lo aveva detto il sindaco di Milano Beppe Sala, sabato 8 giugno, durante la colazione-incontro in Municipio 7. Per quanto riguarda la problematica degli insediamenti abusivi di rom e nomadi a Milano, infatti, affermava, “si sta cercando di capire se si può lavorare bene con un Daspo urbano e se ne sta discutendo anche con il prefetto, Renato Saccone, soppesando la sua reale efficacia”. 

A sei mesi dalle dichiarazioni d’intenti, la situazione è quella che vediamo. Si continua a discutere come nella canzone di Mina. A far “parole, soltanto parole” e nessun intervento efficace. Via Pitteri, tra la chiesa e il teatro del Martinit, davanti a una caserma, in una zona di divieto di sosta anche per le auto, sta diventando il nuovo campo zingari di Milano. Una zona altamente abitata da famiglie del ceto medio. Bambini che vanno all’oratorio, mamme che vanno a far la spesa all’Esselunga vicino. Un quartiere che sta crescendo e riqualificandosi con case nuove, restauri conservativi di loft e aziende anche grazie all’impatto del Fuorisalone di Lambrate, un’eccellenza tutta meneghina. 

Poi arrivano i rom; arrivano i camper degli zingari. Quasi tutte le sere e nel weekend, come fosse un campeggio aperto a tutti. E il quartiere diventa una discarica a cielo aperto. I wc chimici svuotati per strada o nei tombini, le bottiglie di plastica delle acque bevute abbandonate sui cestini, i resti di mangiare nella vicina area destinata ai cani, i materassi buttati tra le panchine destinate a chi assiste alle partite di basket del campetto pubblico dove giocano i ragazzi tutti i giorni, anche quando piove. 

E nessuno interviene. Neppure i vigili urbani sempre solerti a fare multe per divieto di sosta …quando gli zingari non ci sono. Così come nessuno interviene a far sloggiare i barboni che considerano un dormitorio pubblico e una latrina a cielo aperto il nuovissimo parco della Lambretta appena inaugurato durante la Green Week. Sono ormai centinaia le chiamate di segnalazione allo 020208 dei vigili urbani che si limitano a dire “Mettiamo in nota. Quando una pattuglia sarà libera andrà a controllare”. E intanto aumentano le minacce alla popolazione che magari li vede e chiede loro di andare da un’altra parte o di non sporcare; aumentano le questue e le prebende quasi strappate a forza ai passanti, aumentano i tour turistici sotto ai portoni e alle finestre delle case della zona per mappare il territorio. E nessuno interviene, in una ignavia politica che fa vergogna al sindaco e alla sua città.

Gianluca Boari, Capogruppo Lega Consiglio di Municipio 3, ci fa una dichiarazione amara di impotenza della città nonostante i tanti solleciti. “In zona ci sono locali su cui abbiamo chiesto spiegazioni circa la liceità delle licenze e la frequentazione; io stesso mi sono fatto promotore e artefice di diversi emendamenti sull’introduzione del daspo urbano presentati dai miei colleghi al Comune Centrale (Palazzo Marino). Ci sono state bocciate richieste riguardanti Lambrate e Rubattino, riguardanti l’area che va da piazza Gobetti a Rimembranze di Lambrate fino a piazza Monte Titano. Adesso mi farò promotore di una petizione di zona ai residenti, per cercare di migliorare le condizioni del quartiere. Sperando di ottenere ascolto dalla giunta comunale”.

“Effettivamente vediamo che là dove ci sono nomadi, i cittadini giustamente si lamentano; bisogna trovare delle formule diverse” aveva detto il sindaco Sala. Formule che, ad oggi, paiono ancora lontane o inconsistenti e prive di efficacia. E neppure prendono in considerazione o peggio bocciano, le proposte che vengono fatte.

In queste festività di Natale, la paura in quartiere aumenta. I cittadini esasperati vorrebbero interventi che invece paiono non arrivare e rischiano di far precipitare una situazione che potrebbe diventare pericolosa. Forse si aspetta l’incidente vero per intervenire. Forse i politici che dovrebbero governare la città lasciano correre in attesa di una aggressione a un cittadino per poter poi fare altre roboanti dichiarazioni sul nulla. Ma, come diceva la canzone di Mina, di “caramelle e parole, parole, parole” qui nessuno pare averne più voglia.