QUARANTINE; THE TOURISM KILLER

La quarantena è forse il motivo principale che ha ucciso il turismo. Più ancora della paura, più ancora delle mascherine obbligatorie a macchia di leopardo in giro per il mondo, più del distanziamento. 

La quarantena è il killer nr. 1 del turismo. L’impossibilità di muoversi per 7, 10 o 14 giorni dal momento in cui si mette o metteva piede in territorio straniero ha reso i viaggi dagli short weekends a quelli di lavoro alle vacanze 9 giorni/8notti all inclusive, un miraggio distante. 

I piazzali degli aeroporti si sono riempiti di aerei che mai più voleranno. Le compagnie aeree accumulano passivi quotidiani per i quali serviranno anni e anni di utili senza soluzione di continuità solo per pareggiare le spese e i deficit provocati in questi mesi di stop. Hostess, piloti, personale di terra, tutto il comparto del volo è in profonda crisi, per colpa di una sola parola: “Quarantena”.

La Iata l’ha definita la parola killer del turismo. Senza quarantena non c’era e in molti casi non c’è ancora ingresso in vari paesi. Senza quarantena non ci sono meeting, riunioni, incontri, ricongiungimenti famigliari, vacanze. Ed è difficile prevedere 21 giorni di vacanza (al di là dei costi) di cui 14 trascorsi in una camera isolata con il vassoio del cibo lasciato per terra davanti alla porta. Come superare l’impasse? Basterebbero i test rapidi prima di partire. In questo senso la richiesta avanzata più volte dai tanti player della filiera turistica, sta diventando una esigenza non rimandabile per riaprire le porte degli hotel, far tornare sulle piste gli aerei, rimettere in viaggio il mondo. È innegabile che il mondo del viaggio cambierà ancora una volta. Abbiamo imparato a separare i liquidi, i PC, a non mettere cinture con borchie di metallo, ad usare orologi di plastica per i voli: tutto per velocizzare le operazioni di controllo ai security checks. Impareremo a partire un’ora prima per effettuare il test rapido e poterci finalmente godere il volo in sicurezza. 

Quest’estate, la Grecia ha dimostrato con innegabile buonsenso e competenza, che era possibile tracciare in entrata e in uscita i turisti. Dovrebbe diventare una prassi. Anche perché i risultati del test -nonostante i 3 o 4 giorni che il nostro sistema sanitario si prende per dare i responsi con una indifferenza delle vite dei cittadini che sfiora la mancanza di rispetto per la vita delle persone in attesa delle certificazioni del tampone- si possono dare in 15/20 minuti. Allo stesso modo Alitalia, United Airlines, Cathay, e gli aeroporti di Londra e Francoforte, si sono già attrezzati per poter fornire i servizi. Servirebbe un semplice via libera formale da parte delle autorità politiche, che si spera non arrivi troppo tardi per il futuro del comparto.