Requiem per una stagione: in montagna, fino a febbraio, impianti chiusi

Lo avevamo già scritto, come “allarme”. Purtroppo si è trasformato in una triste realtà.
Una situazione in cui né si può giocare con la salute pubblica né con l’economia.
E alla fine tutti sono sconfitti.

La montagna resta chiusa per Covid.
Marina Lalli, presidente Federturismo (Confindustria) riassume la situazione con una forte preoccupazione per la linea rigorista adottata dal governo.
La supporta la presidente di Anef Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune, Valeria Ghezzi che nonostante i rigidi protocolli di sicurezza adottati da tutti gli operatori, proprio alla vigilia della timida ripartenza di una stagione invernale, vede imposta la chiusura degli impianti sciistici. 
«Il fatturato del turismo invernale – dichiara Lalli – sfiora i dieci miliardi di euro, di cui un terzo delle entrate si realizza proprio nel periodo compreso tra l’Immacolata e l’Epifania. La filiera che vive sull’industria della neve  comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci che con la chiusura delle piste proprio nel momento di loro massima attività rischiano di vedere bruciati fino a tre miliardi di euro. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa, ma con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa». 

Non suona un come un lamento, ma come l’amara constatazione che nulla è stato fatto a livello centrale per agevolare la ripresa, se non imporre chiusure in maniera draconiana, per ovviare a inerzia e impreparazione a monte. Complice la leggerezza di tanti cittadini (non tutti per fortuna).

«Gli operatori del settore riconoscono (e ci mancherebbe n.d.r.) la gravità dell’emergenza in atto e l’attenzione primaria che deve essere rivolta alla salute degli italiani – aggiunge Ghezzi – ma quello che chiediamo è di essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio. Non chiusure a priori. Un operaio degli impianti ha come obiettivo primario la sicurezza del trasporto, non il divertimento. Non confondiamo lo sci, attività sportiva, con la movida perché sarebbe un gravissimo errore; lo sci, come ogni altra attività che il governo intende riaprire si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza, come avvenuto Oltralpe. La nostra richiesta al governo è di confrontarsi con noi per capire la vera natura della nostra attività. Le recenti dichiarazioni del governo che ci sono giunte solo via stampa (per interposta persone, sic!) rischiano di far crollare l’intero comparto».

Valeria Ghezzi, presidente Anef

Le aziende funiviarie presenti in Italia sono oltre 400, con 1500 impianti di risalita (di diversa tipologia). Gli impianti sono serviti da circa 3.200 km di piste (lunghezza lineare), che per il 72% sono dotate di innevamento programmato che richiede oltre 100 milioni di euro di investimento per essere avviate: all’inizio della stagione invernale le società impianti hanno sostenuto ormai il 70% dei propri costi per aprire in sicurezza (di trasporto e gestione e non solo sicurezza Covid). Il comparto montagna, nel solo arco alpino, offre lavoro a oltre 120mila persone (la maggior parte delle quali con contratti stagionali). La chiusura sarebbe drammatica per gli impianti e, a catena, tutte le attività/strutture collegate: hotel, rifugi, ristoranti, attività commerciali, maestri di sci, noleggi.

La soluzione ci sarebbe…ad ascoltare chi è coinvolto.
«Abbiamo pronte – conclude Ghezzi – tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevolando l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso».

Fondamentale poi ricordare che svolgere attività sportiva all’aperto ha degli indubbi effetti positivi sulla salute del corpo e della mente. Se vissuto con responsabilità, lo sci è uno degli sport più sicuri da questo punto di vista: individuale, distanziato, all’aria aperta, con naso e bocca spesso coperti.

Parole sante: mens sana in corpore sano…forse a Roma dovrebbero fare più sport.