San Martino: la festa dei “portatori di corna”

L’abbiamo lasciata passare, per … rispetto, ma oggi ne parliamo…e, mentre la nebbia agl’irti colli piovigginando sale (cit. G. Carducci) l’11 novembre celebra una festa un po’ …imbarazzante. Si pensa, infatti, alle persone tradite quelle che nell’accezione popolare e gergale, portano le corna. Si sa le corna sono come un paio di scarpe, ognuno di noi ne ha avute almeno un paio! E gli aforismi in merito proliferano.

Così la giornata dedicata a Martino, legionario romano convertitosi al Cristianesimo e assurto fino al soglio vescovile, combacia nella tradizione popolare alla festa del becco o cornuto, decisamente più prosaica, ma curiosa e provocatrice di curiosità in merito, che però, come festa di origine pagana, non si capisce da dove e come sia nata.

Nella tradizione popolare la nascita della festa dei cornuti è legata alle fiere del bestiame: molti animali sono dotati di corna e uno dei nomi della capra maschio, o della pecora, è proprio “becco”.
Insomma, dal punto di vista semantico il collegamento c’è: gli uomini, insomma, partecipavano a questi eventi lasciando le moglie a casa, durante i giorni di fiera il vino scorreva a fiumi e di conseguenza i comportamenti licenziosi diventavano più frequenti. Dunque cornute sarebbero state le donne in attesa del ritorno dei mariti, i quali, però impossibilitati a tener d’occhio le consorti potevano tranquillamente ritrovarsi nella di cui sopra condizione “a causa delle corna delle bestie”.

Vi sarebbe un’altra versione, da collegare ai riti pagani per festeggiare il capodanno celtico, che si concludeva proprio a ridosso dell’inizio di novembre. Prevedeva celebrazioni che rasentavano l’orgiastico, tanto che i comportamenti che inevitabilmente finivano in frequenti tradimenti avrebbero saldato un collegamento con il corno potorio, cioè il corno bovino utilizzato come bicchiere.

La festa dei “cornuti” di Ruviano

Oppure, i più acculturati, la ricollegano alla Cabala ebraica, perché l’immagine delle corna richiamerebbe il numero 11, che a sua volta è riferibile ai termini “dibah” (calunnia, maldicenza, pettegolezzo) e “zad” (malvagio, insolente).
Anche i “proverbi e detti romaneschi” che discendono direttamente dai nostri progenitori romani, hanno un peso. Il giorno in cui si festeggia San Martino, è rimasta l’usanza, non solo nei Castelli romani, di assaggiare per la prima volta il vino novello, che “può ubriacare, fare cioè scherzi del diavolo, perché fresco, frizzante e quindi ingannatore”.

Non è assente dal novero nemmeno la mitologia: beffeggiare i cornuti deriva dalla leggenda romana più arcaica, degli adulteri amori di Marte (che dà il nome a Martino, diminutivo di Marte) Dio della guerra, e Venere, Dea dell’amore che, quando sorpresi da Vulcano, Dio del fuoco e marito della fedifraga Dea della bellezza, furono da Vulcano stesso rinchiusi in una rete di ferro per mostrarli agli Dei, chiamandoli a testimoni del torto subito. Ma si sa gli Dei sono spesso cinici e se ne fecero beffe deridendolo. Fu proprio da lì che nacque il detto “cornuto e mazziato”.

La leggenda di Martino è nota, quando tagliò il suo mantello militare per coprire un povero ignudo. E proprio da lì nasce l’estate di San Martino, un periodo dal clima più mite ad autunno inoltrato che nel continente americano è la “Indian summer”.
San Martino è il Patrono dell’Arma della Fanteria dell’Esercito Italiano, e di tante categorie come albergatori, sarti, osti, viticoltori, fabbricanti di maioliche, più di 100 comuni, dal Nord al Sud del paese.
La festa di San Martino è diventata “ la festa dei mariti traditi” e per le ragioni di cui sopra “la festa dei cornuti” è entrata nel costume e delle tradizioni, rifacendosi anche alle leggende della mitologia.

Oggi, in Italia, specie in comuni medi e piccoli, come Ruviano (Caserta), Roccagorga (Latina), Grottammare (Ascoli Piceno), Santarcangelo (Rimini) si celebrano sfilate, manifestazioni, attività di intrattenimento che, in chiave umoristica e godereccia, rinnovano la tradizione della “festa dei cornuti.”

Mentre le mogli se la ridono…