Siamo a Virus Letale 2. Il coronavirus come un blockbuster di Hollywood.

Erano anni che se ne parlava e finalmente è successo. Hollywood aveva tentato in ogni modo di minare la granitica certezza che l’uomo avrebbe vinto sempre contro ogni forma aliena grazie a un pilota ubriaco che si batte per i suoi figli (Indipendence Day) oppure alla forza del Capitano Kirk (“Spazio: ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è quella di esplorare strani nuovi mondi alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà per arrivare coraggiosamente là dove nessuno è mai giunto prima!”). Lo aveva fatto con Virus Letale, dove una scimmia ospitava un patogeno destinato a sterminare la razza umana. Ma poi si convertiva anche lì al lieto fine. La razza umana vinceva sempre. Contro ogni più terribile e virulenta e aggressiva forma. Perché siamo una razza di eroi. Invincibili. E invece no.

Poi arriva il Coronavirus, praticamente un’influenza un po’ più aggressiva. Pericolosissima; dicono. Talmente aggressiva che basta lavarsi le mani, non frequentare troppo gente che ti starnutisce addosso e tossisce come un nonno col catarro, che te la eviti. Come qualsiasi influenza a meno che tu non voglia limonare duro con il tuo partner già malato. E questo già la dice lunga sulla forza del Covid19. Prende di mira anziani e persone con gravi deficit immunologici. Quelli che stanno bene se la cavano con il naso che cola o, se proprio è gravissima, con febbre e una polmonite. Ne vanno in isolamento 4 su cento e ne muoiono ancora meno: forse 2 su 100, dipende dai conteggi. Quindi è una pandemia terribile; dobbiamo stare attenti o moriremo tutti. Finalmente qualcuno che ha pensato di trasformare “Inferno” di Dan Brown in realtà. In Italia in compenso muoiono per incidenti d’auto 12 persone al giorno, ma nessuno pensa di bloccare il traffico automobilistico. Per infarto ne muoiono 189 al giorno, ma nessuno ha pensato di vietare i rollercoaster o le attività iperfrenetiche! E potrei continuare a citare i dati di tante cose più preoccupanti del Coronavirus. 

Però, per qualche strana congiuntura astrale o forse perché i giornali avevano un calo di lettori, ecco la panacea: il Covid19. Improvvisamente i supermercati vengono presi d’assalto da orde di “mascherine” che hanno appena sostituito il movimento delle sardine, (mascherine che per altro non servono se non a limitare di emettere il proprio fluido; le uniche che evitano il contagio di chi ti starnutisce addosso sono infatti soltanto quelle marchiate Ffp3 che hanno un’efficacia filtrante del 98, ovvero: hanno un filtro e coprono naso, bocca e mento. Per essere espliciti: le classiche maschere da chirurgo che tutti indossano in questi giorni non servono a nulla) che arraffano come se non ci fosse un domani tutto quello che trovano sugli scaffali. Carne che congeleranno in ghiacciaie poste sotto la cantina di casa visto che non mi pare le moderne abitazioni siano dotate di congelatori da 1000 lt, pane, latte in polvere e a lunga conservazione, biscotti, surgelati (vedi sopra), addirittura pentole (forse approfitteranno del tempo a casa per fare pratica in attesa del prossimo Masterchef). I giornali hanno picchi di lettori come da tempo immemorabile con articoli però interrotti ogni due righe da messaggi pubblicitari di ogni tipo. Le trasmissioni televisive sono alla ricerca dello scoop per sottrarsi il preziosissimo target. E soprattutto non si parla più di governo, manovra, elezioni, crisi, liti tra partiti. Siamo tutti sotto scacco dal virus del fazzoletto! Che forse è davvero letale. Chi lo sa. Certamente fa notizia.

Viviamo in un’epoca mediatica in cui ogni peto diventa una tromba d’aria. In cui la paura indotta fa più danni del problema. In cui ogni comportamento irrazionale diventa giustificato e genera una nuova analisi, una nuova diffusione e anche chi non aveva paura o non era corso a fare scorte si mette in marcia verso il supermercato (che diventa così il luogo dell’unzione e della trasmissione del virus perché il più affollato in città!) senza capire che invece la vita semplicemente continua. 

Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano (quindi non proprio una non informata) solo ieri ribadiva «Vi prego, abbassate i toni. Si è scambiata un’infezione appena più seria di una normale influenza per una pandemia letale. Non è così! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per coronavirus 1.»

Quando questa emergenza finirà, qualcuno comincerà a valutare i danni economici indotti da un giornalismo scandalistico e allarmistico, dai toni sempre più alti, da un sistema di autogenerazione del terrore più pericoloso del problema stesso. Il panico è da sempre un’ottima scusa per giustificare tante scelte e comportamenti, misure straordinarie che non possono essere prese in tempi di normalità. O forse non lo farà nessuno perché ha fatto comodo così. A tanti. 

Quindi adesso, in attesa della prossima sventura apocalittica perché passato il Covid19 ne arriverà un’altra, adeguiamoci a vivere con l’incubo del terribile coronavirus che aleggia sopra le nostre teste. Prepariamoci a vedere girare per le strade uomini in tuta da guerra batteriologica e camion per l’analisi dell’aria come neppure successe per Chernobyl. E speriamo in un Dustin Hoffman de noiatri che -come in Virus Letale- ci riporti tutti presto alla normalità. Anche perché difficilmente potrei sopravvivere più che al coronovirus all’impossibilità di mangiare i ravioli cinesi al vapore o la padella di fuoco con il branzino del mio ristorante cinese preferito.