Turismo organizzato ed eventi chiedono sostegno con dodici sigle: saranno ascoltati?

Il settore del turismo organizzato e degli eventi, (agenzie di viaggio, tour operator, agenzie organizzatrici di eventi, congressi/fiere) è formato da 13 mila aziende, che generano 20 miliardi di fatturato, danno lavoro a 80mila addetti diretti, crea un indotto di 85 miliardi di euro e 650mila posti di lavoro.


Ma non c’è un ministero “davvero” competente e dedicato.
Con il 40% di utilizzo delle strutture alberghiere il comparto degli eventi costituisce il vero motore del turismo italiano, settore che con i suoi 232,2 miliardi di euro rappresenta il 13% del pil nazionale e il 15% della forza lavoro.
Nonostante tutto questo, è stato il primo a fermarsi e sarà l’ultimo a riprendersi. Tutta l’economia italiana sta vivendo una situazione drammatica, ma turismo organizzato ed eventi sono più penalizzati perchè lavorano su ampio anticipo. Il 2019 è stato cancellato e nulla fa presagire la possibilità di un recupero significativo nel 2020, con perdita di fatturato per l’80%, dato che potrebbe peggiorare nel tempo in quanto la possibilità di realizzare eventi è oggi rimandata (se tutto andrà bene) alla primavera 2021. Incertezza e latitanza regolamentare di fatto rendono impossibili la programmazione dell’attività e, oltremodo difficile, lo scambio tra offerta e domanda.
Negli ultimi due mesi, sono state raccolte oltre 70mila firme tramite le iniziative del Manifesto per il turismo italiano e della Events & Live Industry, (#Italialive), sostenuti da alcune delle più rappresentative associazioni quali Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Alleanza delle Cooperative, permettendo di portare alla ribalta i problemi del settore e suscitando un dibattito politico e sociale.
I rapporti con il Mibact hanno sortito giusto una interlocuzione con la politica per spiegare la situazione, con l’obiettivo di creare consapevolezza nel governo sulla drammaticità della situazione, indicando al contempo le misure al sostegno ma, come la politica ci ha ormai abituato da anni, lo sforzo non ha ottenuto l’effetto auspicato: le misure economiche del DL Rilancio attualmente previste per il settore Turismo sono insufficienti e, sostanzialmente inefficaci. Soprattutto perchè il ministro pare non abbia chiara la composizione della filiera a 360°.

Qui si decidono le sorti del turismo, ma pare che preferiscano parlare di musei.
La sede del Mibacrt a Roma

L’amara conclusione dei protagonisti è che il turismo serve solo a riempirsi la bocca con dati roboanti, ma in termini di azioni, non si vede un raggio di sole.
Il Turismo organizzato e degli Eventi, evidentemente, non è un asset strategico per il paese, nell’immaginario di chi gestisce, a nostro avviso in maniera poco attenta, il settore, mostrando l’assenza di una visione atta a garantire con apposite misure di sostegno, la sopravvivenza di decine di migliaia di imprese e dei loro occupati. Lo spettro di chiusure, fallimenti, calo occupazionale, la perdita di professionalità impagabili sono alle porte e sono una inevitabile conseguenza.

Ma cosa hanno chiesto le associazioni? La luna? No.
Unitamente al monitoraggio costante dell’andamento del turismo organizzato, anche sulla base dei provvedimenti restrittivi dei flussi turistici nazionali ed internazionali e dei protocolli di sicurezza relativi alle strutture ricettive e ai trasporti, è necessario intervenire con apposite misure a sostegno del settore del Turismo organizzato e degli Eventi, attraverso ulteriori provvedimenti da assumere in forma di emendamenti all’attuale testo del DL Rilancio.
Senza scendere nel dettaglio, il governo dovrebbe lavorare su ammortizzatori sociali, sostegno alle imprese, credito di imposta, contributi a fondo perduto e rafforzamento patrimoniale delle imprese.
Si dovrebbe istituire un fondo per il turismo organizzato e degli eventi, e finirla con lo sbandierare il bonus vacanze come la soluzione di tutti i mali, poco utilizzata, farraginosa e non vantaggiosa.

L’area degli eventi, comunque, ne rimane completamente esclusa.

Insomma, l’ennesimo pasticciaccio all’italiana.